Cultura e Attualità

Alla corte dell’Imperatore goloso – Carlo Magno e la cucina

Carlo Magno, Re dei Franchi e dei Longobardi, e Imperatore del Sacro Romano Impero, si interessò della gestione delle cucine imperiali,

pretendendo l’invenzione di nuove pietanze e dettando un codice di comportamento per tutti i suoi sudditi. Fu durante il suo regno che si definirono le prime regole dello stare a tavola. La pulizia delle mani e delle vesti prima di mangiare, lo stare seduti e non distesi come accadeva nel mondo classico, usare tovaglie e posate, sono solo alcuni accorgimenti del galateo carolingio, con il quale si imparava il comportamento da tenere a tavola. Carlo Magno inoltre diede la possibilità alle donne e ai più poveri di partecipare ai banchetti e di servirsi con gli stessi cibi che egli aveva modo di assaporare.

 

Da sempre, soprattutto nel mondo greco e latino, le donne ed i più deboli della società erano emarginati e tenuti lontani dai piaceri del mangiar bene, possibilità riservate solo all’aristocrazia. In più l’Imperatore, nei periodi di pace o per celebrare le vittorie, aveva l’usanza di organizzare feste, alle quali potevano partecipare persone di differenti classi sociali, dal popolo ai nobili, che insieme degustavano pietanze cucinate dai più abili cuochi del regno su richiesta dello stesso Carlo Magno.

Gli alimenti più richiesti dall’Imperatore per le feste nel suo palazzo di Aquisgrana, erano specialmente
i pesci dei vivai di corte, che abbondavano di anguille, adorate da Carlo Magno, soprattutto affogate nel corposo rosso di Borgogna.

Eginardo, il biografo del sovrano, ci informa anche che il re detestava i cibi lessi e prediligeva gli arrosti. Amava così tanto questi alimenti, che pur ammalato di gotta continuava a mangiarne in grandi quantità. Ancora oggi infatti nei menù di molti ristoranti è possibile leggere filetto alla Carlo Magno, forse il piatto più amato dall’Imperatore, che ne apprezzò così tanto la bontà da battezzarla con il suo nome, un onore per i cuochi che ebbero la possibilità di servirglielo.

Francesco Martini