Con la mostra ANALOGON si conclude un’altra stagione espositiva della galleria “Civico 23” di Salerno: l’esposizione vedrà come protagonisti l’artista catalano Joaquim Chancho e l’artista cinese Yan Chengbin.
Questa mostra presenta una particolarità rispetto alle altre organizzate fino ad ora dalla galleria: essa infatti è stata organizzata in collaborazione con la galleria “A60 Contemporary Art Space” di Milano (ha anche un’altra sede a Firenze) e l’artista e curatore della mostra Pengpeng Wang è stato ben contento di mettere su questa collaborazione tra le due gallerie. I due grandi artisti hanno in comune la pittura che diventa strumento di ricerca e scoperta di ciò che è concretezza nella realtà e di ciò che è oltre la realtà.

Joaquim Chancho è senza dubbio un emblema dell’arte catalana e punto di riferimento per molti artisti. Il suo è un linguaggio che si muove tra il minimalismo ed il linguaggio informale, ma soprattutto cardine della sua arte è una semplicità quasi geometrica sia del linguaggio sia del segno materico che diventa strumento di un’impronta esistenzialista. Attraverso elementi semplici come la linea, che potrebbero far pensare alle sue creazioni come opere puramente geometriche, riesce a creare composizioni intrise di una dimensione allo stesso tempo razionale ed emotiva. Il suo lavoro, come ben si evince dalle sue opere comprese quelle qui in mostra, parte dalla riflessione e dalla geometria per poi sfociare in una dimensione intrinsecamente emotiva e dell’anima: il suo è un segno dai confini imprecisi, dalle direzioni impreviste e mai lineari che suscita nel pubblico coinvolgimento ed emotività.

Yan Chengbin utilizza un segno rapido e vaporoso con cui crea mondi e dimensioni evanescenti, mondi dove sembra di trovarsi in cielo tra le nuvole. Allo stesso tempo sembra che questi mondi, privi di una terra ferma o di un punto fermo a cui ancorarsi/aggrapparsi, ti catturino nel loro vortice facendoti prigioniero ed infondendoti un senso di precarietà ed instabilità. Quando ci si pone davanti alle sue opere si prova un senso di vertigine, ma allo stesso tempo si sperimenta un forte desiderio di oltrepassare il muro di questa materia gassosa e vaporosa e così riuscire a raggiungere la materia sfaccettata dello spirito. E’ solo un’illusione: è solo la materia ad essere custode del mondo spirituale. In virtù di ciò, questa materia evanescente da lui creata è da un lato un’illusione di poter accedere e dall’altro pone l’osservatore davanti alla possibilità di riflettere e magari sognare, entrando nella dimensione onirica del sogno.
Entrambi gli artisti offrono la possibilità di conoscere e “visitare” altri mondi, ma allo stesso tempo offrono appigli fermi e concreti che ci consentono di rimanere nel qui ed ora.
Chiara Avallone



