Bricolage & Ixidem: Giancarlo Pavanello al civico 23

Le diverse edizioni di Bricolage/Ixidem, comunemente classificate come riviste assemblate, saranno oggetto di una mostra al Civico 23 di Salerno a partire dal 9 maggio 2026. Tali importanti pubblicazioni che coprono un periodo che va dagli anni 90 fino al 2000 sono state ideate e curate dall’artista Giancarlo Pavanello nell’ambito della cosiddetta esoeditoria o editoria alternativa.

Saranno esposte opere su carta di importanti artisti, prevalentemente legati alla cosiddetta poesia visiva, che hanno attivamente preso parte alle diverse uscite delle già menzionate edizioni. Tali artisti sono:

PAOLO ALBANI, FERNANDO ANDOLCETTI, PAOLO BADINI, NANNI BALESTRINI, CLAUDIO BELFORTI, CARLO BELLOLI, FRANCO BELTRAMETTI, ALESSANDRO BENFENATI, MIRELLA BENTIVOGLIO, CARLA BERTOLA, JULIEN BLAINE, IRMA BLANK, ANTONINO BOVE, PAOLO BRUNATI, UGO CARREGA, LUCIANO CARUSO, ENRICO CATTANEO, SERGIO CENA, PIERGIORGIO COLOMBARA, ROBERTO COMINI, BETTY DANON, JAKOB DE CHIRICO, GIULIANO DELLA CASA, GIUSEPPE DESIATO, CHIARA DIAMANTINI, GIO FERRI, GILBERTO FINZI, ALFIO FIORENTINO, HEINZ GAPPMAYR, PIERRE GARNIER, FRANCESCO GIUSTI, CARMEN GREGOTTI, ELISABETTA GUT, EMILIO ISGRO’, MARILEDE IZZO,  ALESSIO LAROCCHI, ALFONSO LENTINI, ARRIGO LORA-TOTINO, GIUSEPPE MACCHIONE, FRANCO MAGRO, MAURO MANFREDI, FABIO MARELLI, STELIO MARIA MARTINI, EUGENIO MICCINI, ENZO MIGLIETTA, ROLANDO MIGNANI, ENZO MINARELLI, CRISTIANA MOLDI-RAVENNA, FRANZ MON, ELIO MONTANARI, STANISLAO PACUS, GIANCARLO PAVANELLO, MICHELE PERFETTI, LAMBERTO PIGNOTTI, DANIELE POLETTI, DANILO PREMOLI, ANGELO PRETOLANI, STEFANO RENIER, JACQUES REY, GIAN PAOLO ROFFI, GUIDO SARTORELLI, BRUNY SARTORI, ALBA SAVOI, WILLIAM SAWAYA, EMANUELE SCOPPOLA, ALDO SPINELLI, DAVID STONE, GIORGIO TABORELLI, LUIGI TOLA, FRANCO VACCARI, ALBERTO VITACCHIO, RODOLFO VITONE,  WILLIAM XERRA

La mostra è coordinata dallo stesso Giancarlo Pavanello. I testi che seguono sono stati scritti per l’occasione da Angelo D’Amato e Cristina Tafuri a cui è affidata, insieme a Rosario Mazzeo, la curatela:

“Una domanda sembra ripetersi incessantemente rispetto all’esigenza di dare un volto e un senso al termine arte. Lo scopo dell’arte è quello di smuovere le coscienze, di dare un senso alla vita, di configurarsi come territorio atto a prevenire o a curare la cecità degli individui? Certo non è semplice rispondere a questa domanda ma già in essa forse è contenuta la risposta…il fatto stesso di rivolgersi all’arte come un fatto, un evento, intimamente connesso alla collettività ne fa un problema di carattere sociale. Purtroppo, il tentativo di interpretare l’arte come veicolo di comunicazione che abbracci ambiti diversi del sociale sembra essersi arenato già all’indomani del decennio 60/70, quando le cosiddette neoavanguardie, in apparente contrasto con la “società dello spettacolo” (Debord), ponevano le basi per una rivoluzionaria controcultura in aperta antitesi con una idea del sapere condizionata e condizionante, poco incline al compromesso. In tale ambito la cosiddetta “esoeditoria” costituisce un fenomeno particolare occupando un posto di rilievo in quanto non condizionata dal mercato e libera dal potere politico. Tutto ciò che costituiva l’esoeditoria o l’editoria alternativa, nasceva sulla convinzione rivoluzionaria di operare in maniera assolutamente autonoma, in autoproduzione, indipendente dai canali tradizionali, per denunciare o semplicemente per proporre un’alternativa ad una società omologata al pensiero unico. In quest’ottica Giancarlo Pavanello, artista, editore, curatore, ha sempre lavorato dando vita a diverse iniziative editoriali, nate in un clima di controcultura, sfociate poi in libri-oggetto, plaquette, riviste assemblate. Prodotti intenzionalmente fuori mercato, realizzati in assoluta autonomia, in cui la ricerca artistica potesse sfociare in un insieme di soluzioni formali diverse, improntate all’alternanza tra scrittura e immagine o, per meglio dire, concepite come commistione di generi diversi. In riferimento a questa tendenza, perlopiù verbo-visiva o verbo-visuale, nasce nei primi anni 70 il progetto “Bricolage” a cui seguirà nel 1994 una seconda serie (anche se a detta dell’ideatore tale separazione appare come una forzatura essendo la “serie” unica e indivisibile, realizzata a più riprese) dagli intenti meno “politici” e più improntati ad una ricerca in termini di “scritture visive” o scritture “auratiche” come le definiva lo stesso Pavanello, poiché, a suo dire , “ogni scrittura, per essere tale, è visiva, visibile, evidenziata…”. L’idea compositiva per ciascuna pubblicazione era di costituirla di opere in “fogli sciolti” dal formato 21 x 29,7 riprodotte in 100 copie (i primi due numeri sono stati rilegati a differenza degli altri concepiti come “cartelle” realizzate in maniera assolutamente artigianale).


“Il termine poesia visiva o visuale è riduttivo nei confronti di tale esperienza, perché molte denominazioni sono state date a questo fenomeno di vaste proporzioni, ( vedi il libro di Morrocchi, Poesia visuale , 1978),ma “visuale” dopo un lungo uso, gode di sufficiente credito e risonanza per investire tutte quelle operazioni scrittoriche in cui la trasgressione concettuale si situa nell’ambito stesso della loro costitutività fisica: poesia visuale, allora, è definizione internazionalmente accettata. La poesia visiva è nata dalla crisi dei generi letterari e artistici e dalla decomposizione degli organismi metrici tradizionali (o come avviene in queste esperienze poetiche: concrete, tecnologiche, visuali, sonore) dalla destituzione della parola dalle sue disposizioni strutturali, sintattiche, grammaticali e lessicali, ma con una ricostruzione di nessi e significati che le fanno acquisire una maggiore potenza evocativa e un più ricco bagaglio espressivo, semantico, fonetico e figurale. La poesia visiva si avvale di “materiali” nuovi, tutti gli stratagemmi grafico-figurativi, i frammenti fotografici con cui si compongono collages di parole e di immagini, gli slogans pubblicitari e politici trasferiti nella integrità della loro organizzazione visiva, i brandelli di manifesti, i fumetti etc. Sono gli stessi materiali che l’industria utilizza nel suo battage propagandistico, nel suo quotidiano interferire nella vita dell’uomo. L’artista elabora, specialmente con la tecnica del collage (ma non è da escludere l’emulsione fotografica, la proiezione dell’immagine filmica o il diretto intervento manuale con il disegno, il colore, la scritta) il testo poetico ristrutturando il materiale degradato o ridotto a frammenti (il bricolage è un tempo essenziale di tutta l’operazione) e caricandolo di significati imprevedibili (non necessariamente logici e precostituiti) di suggestioni dinamiche e aggressive. Infatti la poesia visiva non si fonda su una lettura lineare o temporale di elementi verbali e iconici semanticamente separati, ma su una lettura simultanea, totale, relazionale: il tutto prevale sulle singole parti. Il testo visivo è dunque un testo globale che si muove verso una dissacrazione dell’ordine espressivo, abituale. All’interno della poesia e della scrittura visuale, inoltre, esiste un percorso che scende al di sotto della linea della comunicazione tentando di aprire nuove vie nel sottosuolo del linguaggio, di attribuire ai segni grafici un valore autonomo, addirittura indipendente dai significati che essi veicolano normalmente. Come suggerisce Filiberto Menna, questa declinazione dell’arte come scrittura, come Nuova Scrittura, tende cioè a porre una distinzione tra ciò che si legge e ciò che si vede, una distinzione analoga a quella proposta da Lyotard tra “spazio del testo” e “spazio della figura”: nel primo la lettera in quanto significante grafico, si dà come supporto di una significazione convenzionale, immateriale. Questo supporto si cancella dietro ciò che essa sostiene, la lettera non tende ad altro che al rapido riconoscimento, a beneficio della significazione; nel secondo, nello “spazio figurale” il significante acquista un valore in sé stesso, per le sue qualità fisiche, materiali, plastiche, per la sua capacità di fare appello non più soltanto a un significato convenzionale ed acquisito, ma a una sorta di risonanza corporea.” (Cristina Tafuri)


A Bricolage si affiancheranno sempre come edizioni Ixidem varie pubblicazioni dedicate a singoli autori. Immaginate come portfolio, si articoleranno su una produzione dal carattere poetico e critico, il cui contenuto sarà sviluppato sulla possibilità di poter leggere vedendo e vedere leggendo, ovvero attraverso la necessità di offrire al fruitore un “diario” articolato in poesia e immagini, tra parole diversamente anagrammate ed “immagini polisemiche”, il tutto in un contesto di forte proposta sperimentale ed innovativa.”

Angelo D’Amato