Congedo parentale 2026: come funzionano le nuove indennità e chi può richiederle

Il 2026 conferma e rafforza le misure introdotte negli ultimi anni sul congedo parentale, uno degli strumenti più importanti per sostenere le famiglie nella cura dei figli. La disciplina resta ancorata al Testo Unico sulla maternità e paternità (D.Lgs. 151/2001), più volte modificato dalle recenti leggi di bilancio e dai decreti attuativi delle direttive europee.

Il congedo parentale rimane un diritto riconosciuto a entrambi i genitori lavoratori dipendenti, nel pubblico e nel privato, e può essere utilizzato fino ai 12 anni di età del figlio, come previsto dall’art. 32 del D.Lgs. 151/2001. La durata complessiva resta di 10 mesi, estendibili a 11 mesi se il padre utilizza almeno tre mesi di congedo, secondo quanto stabilito dall’art. 34.

La novità più rilevante, confermata anche per il 2026, riguarda l’indennità economica introdotta dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022) e poi ampliata dalla Legge di Bilancio 2024 (L. 213/2023). I genitori possono usufruire di due mesi indennizzati all’80% della retribuzione, uno per ciascun genitore, purché fruiti entro i primi sei anni di vita del bambino. Gli altri mesi restano indennizzati al 30%, come previsto dalla normativa generale.

Il congedo può essere richiesto in forma continuativa o frazionata, anche su base oraria, secondo quanto previsto dall’art. 32, comma 1-ter del D.Lgs. 151/2001 e dai contratti collettivi applicati. La domanda deve essere presentata all’INPS tramite procedura telematica, mentre il lavoratore deve comunicare l’assenza al datore di lavoro con un preavviso minimo di cinque giorni (due giorni per il congedo orario), come stabilito dall’art. 32, comma 3.

Possono richiedere il congedo parentale:

  • lavoratori dipendenti, madri e padri;
  • genitori adottivi o affidatari, secondo gli artt. 36 e 37 del D.Lgs. 151/2001;
  • dipendenti pubblici, con modalità operative definite dalle singole amministrazioni e dalle circolari del Dipartimento della Funzione Pubblica.

Restano invece esclusi i lavoratori autonomi, salvo le tutele previste per le libere professioniste iscritte alle casse di categoria, disciplinate dall’art. 70 del D.Lgs. 151/2001.

Il quadro normativo del 2026 conferma dunque la volontà di sostenere le famiglie e di incentivare una maggiore partecipazione dei padri alla cura dei figli, in linea con la Direttiva UE 2019/1158 sull’equilibrio tra vita professionale e familiare. Le indennità più elevate rappresentano un passo avanti verso un welfare più moderno e inclusivo, capace di rispondere alle esigenze delle giovani famiglie italiane.