Cultura e Attualità

Dogma – l’infallibilità del Papa e il paradosso della distruzione dell’universo

Benché dopo 10 minuti diventi evidente, View Askew dichiara che questo film è, dall’inizio alla fine, una commedia surreale 

che non va presa sul serio. Insistere sul fatto che quanto segue sia incendiario o provocatorio significa fraintendere le nostre intenzioni ed emettere un giudizio inopportuno; emettere giudizi spetta solo e unicamente a Dio (questo vale anche per i critici cinematografici… scherziamo). Quindi, per favore, prima che pensiate che questa sciocchezza di film possa nuocere a qualcuno, ricordate: anche Dio ha un senso dell’umorismo… Prendete l’ornitorinco.
Grazie e buona visione.

P.S. Porgiamo le nostre sincere scuse a tutti gli amanti dell’ornitorinco che si sono offesi per questo sconveniente commento. Noi di View Askew rispettiamo il nobile ornitorinco e non è nostra intenzione mancare in qualche modo di rispetto a questo stupido animale.
Grazie ancora e buona visione.  (titoli di testa del film)

Per uno spettatore intelligente non ce ne sarebbe bisogno… ma qualche volta è meglio non lasciare troppo spazio all’immaginazione di benpensanti e integralisti.

Dogma è il capolavoro di Kevin Smith, il più grande regista indipendente di Hollywood; uscito nel 1999 dopo un anno di polemiche e tribolazioni, è una chiara satira del Cattolicesimo, ma del Cristianesimo in genere e delle altre  religioni mono e politeiste. Nonostante la precisazione che la casa di produzione fa sin dall’inizio, il film come detto ha suscitato molte polemiche e ha offeso molti benpensanti, tanto che negli USA è stato proiettato con un anno di ritardo e in Italia è arrivato un po’ sfrondato, per non dire censurato.

La trama del film è complessa e articolata e presuppone alcune nozioni sui dogmi del Cattolicesimo perché possa essere compreso pienamente, idem per una serie di personaggi veterotestamentari raffigurati tra il serio, il faceto e il tragicomico, con effetti a mio parere straordinariamente intelligenti e latori di riflessione.

L’angelo osservatore Bartleby (Ben Affleck) e l’angelo della morte Loki (Matt Damon) sono stati cacciati dal Cielo per essersi rifiutati di combattere per conto di Dio (Alanis Morissette). I due sono condannati a rimanere in esilio per l’eternità in uno degli Stati peggiori d’America il Wisconsin, da loro considerato addirittura peggio dell’Inferno. Ma Bartleby e Loki vengono a sapere, con lo zampino del demone Azrael (Jason Lee), che in una chiesa di Red Bank, nel New Jersey , in occasione del centenario della sua consacrazione, il cardinale Ignatius Glick (George Carlin)  ha deciso di concedere l’indulgenza Plenaria. Con l’indulgenza ogni peccato viene perdonato e all’anima è concesso l’ingresso in Paradiso. Questa notizia rincuora i due angeli espulsi, che vogliono varcare il portone della Chiesa per ottenere l’indulgenza plenaria e tornare così in Paradiso anche senza il permesso divino. Così facendo però metterebbero in discussione l’onnipotenza di Dio, innescando un paradosso che comporterebbe la distruzione dell’intero Universo.
Per fermare il piano diabolico dei due angeli ribelli, interviene il portavoce di Dio Metatron (Alan Rickman), che decide di affidare la delicata missione ad una giovane donna, Bethany Sloane (Linda Fiorentino) diretta discendente  di Gesù, ma paradossalmente lontana da Dio e dalla Chiesa da parecchio tempo (la donna  lavora in una clinica per aborti e ha perso la fede in Dio dopo che un’infezione all’utero l’ha resa sterile, facendo naufragare il suo matrimonio). La ragazza non si sente assolutamente all’altezza dell’incarico affidatole, ma l’Angelo riesce a convincerla comunicandole che non affronterà da sola la difficile impresa: in suo aiuto saranno inviati infatti due profeti, Jay  (Jason Mewes) e Zittino Bob (Kevin Smith), ai quali si aggiungerà strada facendo Rufus (Chris Rock) il tedicesimo apostolo, cancellato dai vangeli perché nero. Con loro Bethany si recherà nel New jersey per impedire a Bartleby e Loki di oltrepassare le porte della Chiesa.

Premettendo che non mi basterebbe un intero volume per riflettere su tutti gli spunti offerti da questo film, mi soffermerò ad analizzarne soltanto alcuni, rivolgendomi a tutti coloro che sapranno intendere il senso “letterale” e quello “allegorico”, non solo delle mie considerazioni, ma soprattutto quello che il film porta “tra le sue righe”. 

Comincerei dal dialogo tra LoKi e la suora, con l’angelo caduto che snocciola un’ardita metafora della religione come strumento di controllo delle masse. A partire dal testo di “Attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” (Lewis Carroll), vi è una raffigurazione del Buddha tricheco e del Cristo carpentiere  che attirano le povere ostriche per poi divorarle. Ora, precisando che non si tratta di un attacco a nessuna figura divina, una riflessione sul ruolo delle religioni come apparati – sistemi non può non scappare a chi un ha po’ di cultura e di sale in zucca.

E che dire della straordinaria figura del Cardinale Ignazius Glick, ideatore e manager di Cattolicesimo wow,  campagna di rinnovamento della Chiesa Cattolica e del Cristo compagnone, gioioso e ammiccante testimonial  della stessa.

In fin dei conti il regista non si è mica discostato tanto dalla realtà, anzi l’ha profeticamente anticipata di 14 anni con le parole del Cardinale  che riporta il pensiero del popolo e dei media circa la Chiesa Cattolica, vista come “Passé, un’arcaica istituzione“. E in questa chiave che il Cardinale introduce l’anno del cambiamento “della fede e dello stile“; Cristo non è venuto sulla terra per spaventarci, è venuto a dare pace, lui era un entusiasta“… Non vi viene in mente proprio nessuno?

Mi soffermerei inoltre sulla figura di Bethany, protagonista del film nonché snodo narrativo e di riflessione; l’ultima discendente  di Cristo (e anche qui Smith anticipa di molti anni la questione trattata ampiamente da Dan Brown sul rapporto tra Gesù e Maria Maddalena), sterile in conseguenza di un’infezione all’utero, lontana dalla fede, divorziata e impiegata in una clinica per aborti, come si fa a non riconoscere la genialità di Kevin Smith.

Dicevamo del possibile matrimonio tra Gesù e Maria Maddalena, opzione tanto osteggiata dalle gerarchie cattoliche, ma storicamente possibile e direi manzonianamente “verosimile”, che aprirebbe la strada al matrimonio dei sacerdoti… ma un prete sposato non sarebbe ancora più vicino ai problemi delle coppie e delle famiglie? Ai teologi “l’ardua sentenza”.

Ma il nodo problematico di tutta la narrazione, che guida lo svolgimento della trama è sicuramente il tentativo dei due angeli caduti di aggirare la volontà divina attraverso l’ottenimento della grazia giubilare, cosa che provocherebbe l’errore di Dio e la conseguente distruzione dell’universo. La domanda che dovrebbe sorgere a questo punto è la seguente: “Può il Papa essere infallibile e Dio fallibile”?  È questa domanda che sta alla base del film e che gli dà persino il titolo Dogma, e che ci porta a riflettere sui compiti e sulle prerogative che la gerarchia ecclesiastica si è assegnata e attribuita nel corso dei secoli. Tutto questo per dire che il film, pur nello scherzo, riesce a dare notevoli spunti di riflessione, che molti cosiddetti esperti critici non hanno saputo o non hanno voluto cogliere, declassando il film a una semplice parodia volta all’offesa contro Dio, senza riuscire a distinguere la religione come categoria dello Spirito dall’apparato liturgico che per secoli ha bloccato la riflessione dei fedeli e non mi riferisco al solo Cattolicesimo ovviamente.  Insomma quanto è possibile accettare il Dogma, imposto dall’uomo e non da Dio?

«Gli esseri umani non hanno né la capacità uditiva né quella psicologica di sostenere il maestoso potere della vera voce di Dio. Sentendola, la tua mente sprofonderebbe e il tuo cuore ti esploderebbe nel petto. Ci abbiamo rimesso cinque Adami prima di capirlo».  (Metatron)

Tornando poi all’aspetto faceto del film, non si può non citare la geniale trovata di Rufus il tredicesimo apostolo, escluso dai Vangeli per il colore della sua pelle, che accorre in aiuto di Bethany in cambio della riabilitazione del suo nome mai consegnato alla storia della religione e dell’umanità. In fin dei conti il Cristianesimo nasce nel Vicino Oriente e gli apostoli non erano propriamente “Ariani”, come spesso sono stati raffigurati dai pittori rinascimentali.

Infine i due profeti Jay e Zittino Bob, che costituiscono la ciliegina sulla torta in tutti film di Kevin Smith (Zittino Bob è lo stesso Smith e il suo mutismo quasi totale ne fa una specie di regista in campo o se vogliamo una sorta di narratore muto); i due personaggi sono sempre uguali, bighelloni dediti allo spaccio, (alla faccia del politically correct) che aggiungono una carica di simpatia solitamente poco organica alla narrazione, ma divengono in alcuni momenti i veri Dei ex machina, per poi ritornare a essere se stessi.

 

Insomma un film che si può capire soltanto scavando a fondo, all’apparenza dissacrante e blasfemo, ma che  a guardar bene prende in giro la Chiesa e non Dio, la cui onnipotenza non è mai mai messa seriamente in discussione; all’apparenza sboccato e superficiale e invece profondamente portatore di riflessioni sociali, etniche e persino teologiche.

 

Francesco Martini