Un racconto che si muove tra storia, tradizione orale e leggenda, trova nuova vita nella musica. È quello di Ernestina Di Pompeo, figura nata nel 1598 a Campli e cresciuta a Giulianova in condizioni di estrema povertà, la cui vicenda – segnata da conoscenze erboristiche, sospetti di stregoneria e una tragica condanna – è al centro di “Ernestina”, il nuovo brano di Domenico Andria in uscita il 10 maggio 2026.
Secondo le ricostruzioni, Ernestina aveva appreso nozioni di “farmacia” popolare e si occupava di preparazioni erboristiche per la comunità. La sua autonomia, unita alla condizione di madre non sposata, contribuì ad alimentare diffidenze che, nel clima dell’epoca, si trasformarono in accuse di “stregoneria”. A soli 21 anni venne arrestata dal Santo Uffizio e sottoposta a processo. Nonostante le dichiarazioni di innocenza, la sentenza fu la condanna al rogo per essere “Malissima donna e tiene nome di pubblica fatucchiera, donna di malissima vita”. A rendere ancora più drammatica la vicenda fu il destino della figlia Francesca, ritenuta “posseduta” a causa di presunte crisi epilettiche e, secondo la tradizione, destinata alla stessa sorte della madre.
È proprio questo intreccio di paura collettiva e ingiustizia sociale a tessere la base narrativa del brano composto da Domenico Andria, che trasforma la storia di Ernestina in un’opera musicale dal forte impatto emotivo oltre che simbolico. Il compositore sceglie di non limitarsi alla rievocazione storica ma di attraversare la vicenda seguendo un percorso interiore, articolando la composizione in tre momenti distinti. L’infanzia segnata dalla miseria nera a Campli, il trasferimento a Giulianova dove la giovane viene introdotta al mondo delle erbe e dell’alchimia – periodo in cui nasce anche la relazione da cui avrà la figlia Francesca – fino all’ultima, potente e drammatica fase del processo e della condanna.
Dal punto di vista musicale, “Ernestina” si inserisce in una scelta stilistica ormai riconoscibile nel lavoro di Andria, basata sulla sovrapposizione di più linee di basso che creano un intreccio sonoro stratificato. Una scrittura che punta non solo alla costruzione sonora ma alla creazione di una dimensione narrativa, in cui la stratificazione musicale e una costruzione progressiva dell’atmosfera diventano riflesso delle tensioni, delle paure e delle contraddizioni che segnano la storia raccontata. Fondamentale il contributo degli interpreti coinvolti, che rafforzano la tensione drammatica e l’impianto teatrale del progetto: Ivo Parlati alla batteria imposta un andamento essenziale, mentre Vittoria Lo Monaco alla voce assume un ruolo centrale e complicato, incarnando sia Ernestina che la figlia Francesca in una duplice interpretazione emotiva. Fabio Raiola suona cuatro, charango e bouzouki, ampliando il colore timbrico del brano. Pasquale Benincasa aggiunge il riq, con una percussione più secca e rituale.
“Ernestina” si presenta in sintesi come un lavoro che intreccia memoria storica e immaginazione musicale, riportando al centro una vicenda di persecuzione e fragilità che oggi ha ancora – purtroppo – molto da dire.
Daniela Siano

