Festival di Sanremo: il rito nazionale che racconta l’Italia e trasforma un evento canoro in un potente motore turistico

Ogni febbraio si ripete, puntuale e inesorabile, il “paradosso Sanremo”: in un’epoca in cui tutto è frammentato, un Paese che cambia vorticosamente e che si dichiara diviso su tutto, si ritrova improvvisamente unito davanti allo stesso schermo per continuare a riconoscersi in un rito televisivo nato più di settant’anni fa.

Il Festival di Sanremo è questo, l’evento che più di ogni altro divide, appassiona, irrita, entusiasma. Soprattutto, è l’evento che ci racconta. Non è solo una gara canora ma una radiografia collettiva, un barometro sociologico travestito da show, un gigantesco specchio in cui l’Italia si osserva. Sul palco del Teatro Ariston con gli artisti salgono anche le nostre contraddizioni, prima fra tutte la voglia di sembrare moderni e la paura di esserlo davvero, l’orgoglio della tradizione e il bisogno di rompere le regole. Un palcoscenico che misura la temperatura del Paese attraverso le canzoni, ma anche attraverso tutto ciò che le circonda: gli outfit, gli ospiti, le polemiche, i silenzi, le scelte editoriali. Un’arena del costume dove il gossip non è un accessorio ma un linguaggio sociale.
 
C’è poi un effetto tipicamente sanremese spesso sottovalutato: il turismo collaterale. Sanremo infatti non è solo un evento mediatico ma un dispositivo turistico potentissimo. Durante la settimana del Festival la città diventa un magnete, si riempie di giornalisti, addetti ai lavori, fan, influencer, curiosi. Gli hotel registrano il tutto esaurito, i ristoranti lavorano senza sosta, le vie del centro diventano un set permanente di interviste improvvisate, microfoni tesi e selfie davanti all’Ariston come fosse un monumento nazionale. E questo continua a ripetersi anno dopo anno perché a Sanremo non si viene solo per “vedere il Festival”, ma per respirarne l’atmosfera, per poter dire di esserci stato e sentirsi parte di un racconto collettivo che si rinnova a ogni edizione. Infine si ritorna a casa portando con sé un’immagine che non è solo geografica ma soprattutto emotiva.
 
L’effetto poi non si esaurisce nella settimana della kermesse canora. La visibilità mediatica crea un immaginario che dura tutto l’anno perché la città diventa meta di chi vuole “vedere dove succede Sanremo”. Il Festival ha costruito in questi decenni un immaginario che – e non è un’esagerazione – vale più di qualsiasi campagna di marketing, un perfetto esempio di come un evento culturale possa trasformarsi in un brand territoriale, capace di generare economia e identità. E forse è proprio questo il suo segreto: dietro la patina luccicante Sanremo continua a essere il nostro più spietato e fedele indicatore sociale che misura non solo la musica ma l’Italia stessa e, diciamolo, soprattutto quello che non vogliamo ammettere di essere.
 
Daniela Siano