Sabato 17 Maggio ci sarà un graditissimo ed atteso ritorno in quel della galleria “Civico 23” di Salerno. Alle ore 19:00 l’artista e curatore Antonio Baglivo,
dopo la mostra “Dadodautore” del Marzo 2023, inaugurerà: “Ibrido gabinetto delle curiosità”, che sarà visitabile fino al 31 Maggio (dal martedì al sabato dalle 18:00 alle 20:00).

Nato a Casal Velino nel 1951, Antonio Baglivo è anche scultore, pittore, ceramista ed incisore, ma soprattutto è il fondatore del Centro di Documentazione Arte Contemporanea “Laboratorio Dadodue” da lui diretto fino al 1992; è anche ideatore e curatore della collana “IBRIDILIBRI” e dell’archivio di libri d’artista “IBRIDIFOGLI”. Detto ciò in questa personale il protagonista è il Baglivo artista e creatore, il Baglivo testimone ed attraversatore della maggior parte delle Neoavanguardie fino a Fluxus e figlio di quella generazione di artisti che poneva l’accento sull’autoespressività dell’oggetto: l’oggetto è esso stesso autodeterminato ed è portatore di un messaggio/significato attraverso anche la sua sola presenza; l’oggetto è “vivo”, materico, si modifica nel tempo e può diventare contenitore di altri oggetti.
Ad essere mostrate sono opere-oggetto costituite da cose “naturali” e cose “artificiali” assemblate/composte/messe insieme da Baglivo e che si pongono insieme in un continuo dialogo di forme e colori, pieni, vuoti e dimensioni differenti. Non è Baglivo ad aver creato i singoli oggetti, piuttosto per la prima volta ha messo insieme cose trovate per caso, cose ricercate appositamente e poi le ha disposte seguendo una logica ed il suo estro: ha creato cosi un oggetto del tutto nuovo con una nuova e distinta identità, ma che non dimentica ciò che è stato prima come singolo ed è ora in grado di suscitare una nuova curiosità, nuove domande e magari evocare un ricordo nel visitatore che lo guarda.

Potremmo quasi paragonare queste opere-oggetto a dei veri contenitori di altrettanti oggetti fatti dei più svariati materiali e provenienze e collocati/disposti in base alla volontà dell’artista quasi fosse un collezionista, oltre che creatore delle stesse opere. Forse potremmo definire queste opere-oggetto di Baglivo delle “moderne” Wunderkammer in miniatura: la Wunderkammer (diffusa in Europa soprattutto durante il Rinascimento ed il Barocco) che dal tedesco è tradotta come “camera delle meraviglie” o “gabinetto delle curiosità”, è infatti un luogo/contenitore dove venivano conservati ed esposti a volte “a caso” ed a volte con una certa “logica” oggetti rari, particolari, strani e spesso esotici e questi provenivano sia dal mondo naturale (“naturalia”) sia da quello artificiale (“artificialia”). Queste Wunderkammer dovevano e suscitavano stupore e curiosità per la particolarità e la ricchezza degli oggetti che contenevano e ciò spingeva, a chi aveva l’onore di entrare, a documentarsi, ad incuriosirsi, ad accrescere la propria cultura e conoscenza (anche attraverso aneddoti veritieri o inventati dal collezionista stesso). Si evince una qualche somiglianza, un qualche richiamo a questo mondo straordinario.
Chiara Avallone

