È aperta la mostra di Alfredo Colleoni presso la galleria Civico 23 di Salerno dal 26 Aprile al 10 Maggio: l’osservatore/spettatore si troverà davanti ad una dimensione magica ed emozionale insieme e sarà portato a riflettere sulla ritrovata unità tra sé individuale e sé universale.
Artista e incisore, Alfredo Colleoni è nato a Bergamo nel 1963. Nel 1987 si è diplomato in pittura all’Accademia di Brera a Milano e ben presto si è dedicato all’insegnamento di materie artistiche nei licei e a corsi pittura nelle scuole primarie. Alfredo Colleoni, come egli stesso si definisce in alcune interviste, è un artista che guarda poco alla contemporaneità e piuttosto si ispira ad una tradizione più antica. Nel 1985, quando era ancora studente, scoprì l’incisione grazie ad un corso tenuto a Brera da Angela Occhipinti e Xiao Chin: fu una vera illuminazione che lo ha portato a diventare incisore e a fare dell’incisione uno dei cardini della sua produzione artistica insieme ad un approccio continuamente sperimentale ed estemporaneo e ad un forte desiderio di trasmettere un sentimento di trascendenza della vita.

Nel suo percorso artistico, infatti, ha sempre ricercato la parte più profonda e spirituale di sé: il suo richiamo lo ha trovato nel Medioevo, nella simbologia e nella spinta spirituale che hanno permeato quel periodo e nell’osservazione e contemplazione delle cattedrali (le costruzioni che aspirano ad avvicinarsi a Dio), per poi essere accolto anche dal periodo dell’arte moderna.
Protagoniste della personale sono alcune opere provenienti dalla serie “Velo Padano” realizzate a stampa monotipica su carta velina ed industriale e seguono alcune opere monotipo chiamate “Meteore” realizzate sovrapponendo linoleografie e dopo patine ad olio. Ciò che accomuna ed allo stesso tempo differenzia queste due tecniche è il concetto di “Tempo”. Queste due serie mostrano due itinerari paralleli che si sviluppano uno attraverso incisioni mentre l’altro attraverso composizioni di monotipi.

Nel primo caso rientra la serie “Velo Padano”: nell’incisione il “Tempo” è dilatato, il tempo di realizzazione e la riflessione che la precede dialogano e si studiano fino a compirsi nell’astrazione e nella sintesi dell’opera che è frutto dell’estenuante ricerca interiore e della ricerca della spiritualità (sua costante nella vita e nell’arte). L’immagine/opera che si crea è uno straordinario intarsio colorato di elementi iconografici diversi: la riflessione porta all’ordine che risolve diversità e comunanze, un ordine che vuol tendere alla conoscenza dell’Assoluto. Nel secondo caso rientrano i monotipi: qui il “Tempo” è veloce e non ripetibile, irrazionale ma riesce a creare un’opera colma di una soggettività riconosciuta come “consapevole” e carica di vissuto ed in questo caso vuol tendere alla conoscenza salvifica. L’immagine/opera si fa più rarefatta mostrando un reticolo di macchie vegetali (che possono richiamare un paesaggio) che si espongono fino al dominio di trasparenze pittoriche: qui sono le velature il centro della rappresentazione.
Chiara Avallone

