Ciclicamente arriva sempre un momento in cui l’arte sente il bisogno di fermarsi, di sedimentare e di contemplare, di ritornare “al prima e all’ordine”. Essa ha sempre sentito, ad un certo punto del suo ciclo vitale, la necessità di tornare ad una certa sintesi formale, ad una serie di regole che ne ordinino e ne determinino le forme finite nello spazio, la complessità, il posizionamento di pochi e semplici elementi in grado di sintetizzare il “significato del tutto” verso una geometrizzazione della realtà.
Di questo “ritorno” ad una sintesi formale è esponente l’artista Gianni Rossi, protagonista della mostra “Attrattive Geometriche” in scena in quel della galleria no profit “Civico 23” dal 14 al 28 Marzo.
Originario di Angri (SA), dove tutt’oggi vive e lavora, decise ben presto che l’arte sarebbe stata la sua strada e si diplomò in Decorazione Pittorica all’Istituto Statale d’Arte e successivamente conseguì il Magistero di Belle Arti di Napoli. Presente tutt’oggi in numerose collezioni pubbliche e private, non è un artista attivo solo nel campo della pittura: è infatti anche autore di meravigliosi libri d’arte con monotipi, incisioni, serigrafie e bellissime installazioni.
Gianni Rossi è, di certo, un esponente di spicco dell’Astrattismo Geometrico in tutto il Sud Italia ed è in questa veste che ha deciso di mostrarsi ed esporre in quel del “Civico 23”. Questa volontà di esprimersi attraverso elementi geometrici diventa la sua grammatica stilistica e formale, diventa il suo linguaggio ed il suo stile attraverso il quale esprimere e rappresentare la realtà. L’uso di queste linee spesso marcate e di questi colori (in prevalenza giallo, rosso, azzurro e verde) si alternano all’interno di queste composizioni geometriche, dove piani e spazi ordinati e sistematici sono scanditi da colori (quasi sempre primari) e spessori, da inserimenti oggettuali ed alquanto materici che rendono nota la loro presenza. Le sue geometrie sono diversificate ed articolate e descrivono e mostrano strutture di immagini, di materie e di colori che possono offrire nuove possibilità/proposte alla pittura astratta.
L’approccio da lui scelto è pienamente inserito nell’Astrattismo Geometrico: egli parla attraverso forme geometriche e razionali scandite da colori decisi con una tendenza verso i colori primari e soprattutto intrattiene con la tela, con il segno, un rapporto poliedrico fatto di pieni e di vuoti, di pennellate più decise e pennellate più docili. Il suo punto di partenza è stato, ed è ancora oggi, il paesaggio campano rielaborato nelle più svariate forme e geometrie e diventato suo tratto e momento distintivo, tanto da essere considerato un importantissimo esponente della “linea napoletana” dell’Astrattismo Geometrico e celebrato in tal senso da numerosi critici ed estimatori.
Sin dall’inizio della sua carriera, Rossi è sempre stato un artista profondamente radicato e legato alla sua terra d’origine: questo profondo legame è sempre stato (com’è ben visibile nelle opere qui in mostra) evidente in questa materia corredata di segni, da questa profondità di superfici da cui nascono e si sviluppano altre superfici in un intreccio continuo tra materia e colori. La sua, è un’arte di continua verifica attuata nel corso degli anni e che, attraverso la razionalizzazione, ha portato ad una pura semplificazione degli elementi compositivi e delle scelte cromatiche: tutto ciò ha portato ad una comunicazione più immediata e diretta tra l’artista ed il pubblico attraverso l’opera stessa. L’opera è “chiusa” nella sua geometrica oggettività ed è lì, non lascia spazio ad ipotetiche interpretazioni al di fuori di ciò che è nel suo presente; colpiscono l’acuta divisione degli spazi attraverso i colori, l’equilibrio delle diverse composizioni pittoriche ed il rigore che le definisce nella distribuzione delle linee che creano a loro volta forme geometriche quali triangoli, quadrati, rettangoli, cerchi e semicerchi.
Nelle sue opere sono assenti le immagini figurative sulla scia dell’astrazione assoluta, in favore della forza generatrice della geometria che crea forme e che ingloba questo segno denso, questa pennellata materica e questi colori così intensi i quali, a loro volta, richiamano lo spazio ed il suo modificarsi. L’emozione/emotività viene imbrigliata dalla forza dell’equilibrio e dell’organizzazione formale e tutto risulta incentrato sulla purezza formale e sull’assoluta centralità dell’arte quale “attività artigianale”: Gianni Rossi rivendica con forza l’attività manuale/artigianale dell’artista quale recupero del fenomeno vitale del creare/del fare applicata al dipinto e rivendica il potere dell’immaginazione dell’uomo e dell’artista (un richiamo al principio dell’idea di Federico Zuccari) rispetto al mondo artificiale da lui stesso creato ed in cui è spesse volte intrappolato. Nell’attività di un artista, l’idea (e quindi “l’intimità” o l’aspetto teorico) si esprime attraverso la manualità e la realizzazione pratica del suo lavoro (l’aspetto pratico) e poi il tutto si interfaccerà con il pubblico: nelle sue opere Rossi manifesta la sua piena fiducia nella manualità come espressione massima del nostro essere umani.
La sua astrazione, come si evince nelle opere qui esposte, si esprime in 2 componenti: realismo ed architettonicità dove il realismo è il rifiuto della dimensione idealizzante mentre l’architettonicità è la sistematicità funzionale. Le sue opere sono sia dinamiche sia statiche ed è la percezione che indaga i principi che hanno portato a queste opere; la trama pittorica è intessuta sulla tela e tra quelle trame emergono questi colori forti che creano forme e spesso definiscono spazi: le sue opere, pur essendo “chiuse in se stesse”, fungono da punto di partenza per una riflessione sul rapporto attuale tra artigianalità e artificiosità.
Chiara Avallone

