LE RAGIONI DELLO SGUARDO: Anna Maria Saviano al Civico 23

Anna Maria Saviano è una pittrice, non poca cosa se consideriamo la nobile arte del pittore in un contesto, come quello dell’arte contemporanea, dove metodi tradizionali di ricerca sembrano essere stati, soprattutto negli ultimi anni, salvo sporadiche apparizioni nel panorama internazionale delle esposizioni, accantonati a favore di un’arte alternativa, più attuale, almeno rispetto alle tecniche e ai mezzi utilizzati.

Nonostante questo, la pittura ci riserva sempre delle sorprese e, nel caso della Saviano, quello che ci affascina è il rapporto che l’artista intrattiene con l’immagine pittorica, con la materia di cui è costituita. Gilles Deleuze sosteneva che un dipinto si regge in quanto costituito da un insieme equilibrato di “sensazioni”, alludendo alla materia pittorica come qualcosa che “resiste nel tempo”, portando con sé ogni particolare espressivo (un sorriso, un gesto, un colore) che in maniera indelebile si imprime sulla tela, diventando parte costitutiva della stessa.I dipinti di Anna Maria Saviano sono la testimonianza di uno sguardo celato, le figure, gli interni spesso rarefatti, ricoperti da
una “fuliggine” cromatica che rende difficile ogni forma di nitido riconoscimento, rimandano ad una “sovradeterminazione” tipica
del sogno. Diverse interpretazioni si sovrappongono quasi ad accompagnare la materia/colore nel suo viaggio alla scoperta di una
identità plurima, condizionata dai luoghi, dagli oggetti, dal movimento lento dei corpi. Lo sguardo non è inteso come un semplice
percepire poiché rimanda ad un confronto con l’immagine che si estende oltre la semplice, aneddotica, descrizione della scena
rappresentata. Si tratta di aprire un varco che conduce ad una realtà che si confronta con l’Altro, con una dimensione psichica e
fisica che riemerge come sintomo, richiamandoci al filosofo George Didi-Huberman, ovvero come condizione “negativa”, apparentemente rimossa, di fatti del “nostro” vissuto.

Lo sguardo/pittura dell’artista ci indica la via verso una dimensione in cui si trascende la logica del sapere, cioè ci proietta in uno spazio in cui non è consentito seguire tentativi di codificazione logica, ma ci dispone
verso un approccio meno metodico e più diretto. Un approccio interpretabile attraverso “le ragioni dello sguardo” che inevitabilmente superano il semplice percepire a favore di una visione protesa verso l’oblio, l’indeterminato, l’impuro.

Angelo D’Amato