La galleria no profit “Civico 23” ha accolto un gradito ritorno: protagonista della mostra in essere dal 09 al 23 Maggio infatti è l’artista, veneziano di nascita e milanese di adozione, Giancarlo Pavanello.
Questa volta tuttavia, il poeta visivo non ha portato i frutti e la delicata ponderazione della sua poesia totale e visiva bensì una raccolta di opere realizzata nel corso del tempo. Ciò che lui ha realizzato nel corso di decenni, lui li chiama “Bricolage & Ixidem” e sono diverse edizioni definite e descritte come riviste assemblate, piccoli “opuscoli” che racchiudono tra le loro pagine decine di opere, appunti, carte, scritture, disegni, articoli ed altro ancora.
L’idea della mostra, come ha raccontato lo stesso Pavanello, è nata dalla volontà dell’artista di portare e mostrare la sua ricchissima raccolta di opere presso ed attraverso la galleria, tuttavia sarebbe stato troppo impegnativo da diversi punti di vista. Ha deciso quindi di esporre questa carrellata di “Bricolage & Ixidem”, questi opuscoli che sono ricchissimi sia di opere sia di dettagli ed allo stesso tempo sono più maneggevoli.
Questi opuscoli coprono un arco di tempo che va dagli anni ’90 fino al 2000 e sono state raccolte, curate e messe insieme dallo stesso Pavanello in una sorta di progetto di editoria alternativa o esoeditoria come viene definita. Il materiale maggiormente presente è la carta ed è su questo supporto cosi straordinario e versatile che importanti artisti hanno riversato la loro creatività, le loro idee: le opere da loro realizzate non sono solo schizzi o disegni, ma sono anche testi più o meno brevi, semplici frasi o anche solo semplici parole messe insieme che hanno come comune denominatore la mente dell’artista che le ha pensate e trascritte.
Numerosi ed assolutamente degni di nota sono i nomi che compongono il pantheon degli autori, artisti prevalentemente legati alla poesia visiva certo, ma non solo.
Tra questi importanti artisti troviamo: Paolo Albani, Fernando Andolcetti, Paolo Badini, Nanni Balestrini, Claudio Belforti, Carlo Belloli, Franco Beltrametti, Alessandro Benfenati, Mirella Bentivoglio, Carla Bertola, Julien Blaine, Irma Blank, Antonino Bove, Paolo Brunati, Ugo Carrega, Luciano Caruso, Enrico Cattaneo, Sergio Cena, Piergiorgio Colombara, Roberto Comini, Betty Danon, Jakob De Chirico, Giuliano Della Casa, Giuseppe Desiato, Chiara Diamantini, Gio Ferri, Gilberto Finzi, Alfio Fiorentino, Heinz Gappmayr, Pierre Garnier, Francesco Giusti, Carmen Gregotti, Elisabetta Gut, Emilio Isgrò, Marilede Izzo, Alessio Larocchi, Alfonso Lentini, Arrigo Lora-Totino, Giuseppe Macchione, Franco Magro, Mauro Manfredi, Fabio Marelli, Stelio Maria Martini, Eugenio Miccini, Enzo Miglietta, Rolando Mignani, Enzo Minarelli, Cristiana Moldi-Ravenna, Franz Mon, Elio Montanari, Stanislao Pacus, Giancarlo Pavanello, Michele Perfetti, Lamberto Pignotti, Daniele Poletti, Danilo Premoli, Angelo Pretolani, Stefano Renier, Jacques Rey, Gian Paolo Roffi, Guidi Sartorelli, Bruny Sartori, Alba Savoi, William Sawaya, Emanuele Scoppola, Aldo Spinelli, David Stone, Giorgio Taborelli, Luigi Tola, Franco Vaccari, Alberto Vitacchio, Rodolfo Vitone, William Xerra.
Come si può ben leggere, i nomi degli artisti sono tra i più diversi e tra i più disparati. Ma cos’è “l’esoeditoria” o “editoria alternativa” di cui questi opuscoli fanno parte e ne sono espressione?
E’ necessaria una breve premessa: tutto parte tra gli anni ’50 – ’60 – ’70, quando l’arte sembrava non essere più in grado di abbracciare e di comunicare con i diversi ambiti della sfera del sapere e soprattutto della sfera del sociale, non riusciva più o non era mia riuscita fino in fondo a dare risposte. La società e gli artisti italiani si interrogarono su questi “massimi sistemi”: gli artisti risposero a quello che definivano un “sapere eccessivamente condizionato e condizionante” con le neoavanguardie. Le neoavanguardie sono state quel movimento letterario ed artistico, sviluppatosi nel nostro Paese tra la fine degli anni ’50 e gli anni ’60, apertamente contro questa idea condizionante del sapere e contro la tradizione accademica: ciò che i suoi esponenti proposero fu una sperimentazione radicale, una decostruzione del linguaggio ed una contaminazione tra generi e discipline ed uno dei frutti è stata l’esoeditoria.
L’esoeditoria è libera ad ogni vincolo, non risponde alle esigenze ed alle volontà del mercato e della politica ed è sperimentazione unica e totale: essa è totalmente autonoma, indipendente ed è utilizzata per comunicare, denunciare, essere alternativa alla tradizione. Giancarlo Pavanello ne è un assoluto protagonista ed in quanto editore, ha fatto nascere e sviluppare nel tempo diversi progetti editoriali confluiti in questi libri-oggetto, riviste assemblate, opuscoli ed è stato in grado di creare “assembramenti” dotati di originalità, dove testo ed immagine si alternano in un gioco di generi ed al di sopra di vincoli prestabili. Ed è stato su questo filo, su quest’onda continuativa che negli anni ’70 nacque il progetto “Bricolage”, successivamente nel 1994 ci fu una sorta di seconda ripresa della stessa dove però cambiò leggermente lo scopo: si concentrò infatti maggiormente sul ricercare “scritture visive/scritture auratiche”.
Ogni “Bricolage” è costituito da queste opere in “fogli sciolti” dalle dimensioni piuttosto piccole (21 x 29,7) riprodotte in 100 copie con una particolarità: i primi due numeri sono rilegati rispetto a tutti gli altri. Ad accompagnare ci sono le edizioni “Ixidem” che sono delle pubblicazioni dedicate ai singoli autori presenti. Ognuno è un come un portagioie contenente piccoli gioielli, piccole rarità che aspettano solo di essere scoperte o riscoperte: osservando ed aprendo questi piccoli “contenitori” si aprono le porte di un’infinita di scoperte, aneddoti, curiosità, semplici frasi o parole dove si può leggere vedendo e vedere leggendo: non ci sono disposizioni o regolamentazioni strutturali o accademiche, ma immagini, figure, parole o brevi frasi, collage che sdradicano le regole ed hanno il potere dell’evocazione e della trasmissione dell’emotività attraverso un mezzo che tutti noi conosciamo che è quello della carta. Questo è il potere della poesia visiva: evocare e trasmettere attraverso una lettura simultanea e totale, assicurare ad ogni singoli segno grafico o lettera un valore assolutamente autonomo e significante che vive da sé, distinguere ciò che si legge da ciò che si vede manipolando il linguaggio. Con la poesia visiva, la parola viene non soltanto letta per come appare ed è, ma soprattutto è osservata nella sua forma grafica, concreta e significante, nella sua essenza più intima ed interiore.
Chiara Avallone

