L’Europa richiama l’Italia: discriminazione per poliziotti e militari sulle pensioni integrative

Il Comitato europeo dei Diritti sociali ha bocciato l’Italia per la mancata istituzione dei regimi pensionistici complementari destinati al personale delle Forze di polizia e delle Forze armate. La decisione arriva dopo il ricorso presentato dal sindacato Associazione Sindacale Militari (ASSO.MIL.) e riguarda una situazione che, secondo l’organismo europeo, rappresenta una discriminazione nei confronti dei lavoratori in divisa.

Nel rapporto pubblicato nell’ambito del caso “ASSO.MIL. v. Italy”, il Comitato evidenzia come poliziotti e militari siano esclusi da oltre trent’anni dai sistemi di previdenza complementare previsti invece per altre categorie di dipendenti pubblici. Questa esclusione comporta una perdita economica significativa: i lavoratori non beneficiano dei contributi aggiuntivi del datore di lavoro ai fondi integrativi, non possono trasferire tali contributi a fine servizio e non accedono alle relative agevolazioni fiscali.

Il ricorso è stato promosso con l’assistenza dell’avvocato Egidio Lizza, che sottolinea come il trattamento differenziato sia basato esclusivamente sullo status professionale. Secondo il legale, chi svolge un lavoro particolarmente rischioso e delicato per la collettività finisce paradossalmente per avere meno tutele sociali rispetto ad altri lavoratori del settore pubblico.

La decisione del Comitato europeo potrebbe avere conseguenze anche nei procedimenti aperti davanti ai tribunali italiani, dove sono in corso azioni legali a tutela di migliaia di appartenenti al comparto sicurezza e difesa. L’obiettivo è arrivare all’istituzione dei fondi di previdenza complementare anche per queste categorie e al riconoscimento dei danni economici legati ai ritardi accumulati negli ultimi decenni.

Secondo i dati ISTAT e le fonti ministeriali, in Italia sono circa 476 mila le persone in servizio tra poliziotti e militari. Applicando ai comparti sicurezza e difesa lo stesso schema contributivo già previsto per altri dipendenti pubblici, lo Stato dovrebbe destinare circa 250 milioni di euro l’anno ai fondi pensione integrativi.