Napoli, all’Albergo dei Poveri il confronto su scuola e cittadinanza attiva: “Serve una comunità educante”

Si è svolto oggi, 6 maggio 2026, presso l’Albergo dei Poveri, il convegno “Costruire la cittadinanza attiva e solidale dentro e fuori la scuola”, promosso dal Kodokan Napoli con il patrocinio del Comune di Napoli. L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra istituzioni, scuola e terzo settore sulle prime applicazioni del DPR 134/2025 e sulle strategie per contrastare dispersione scolastica e disagio giovanile.

Ad aprire e moderare i lavori è stata Filomena Nocera, dirigente scolastica del I.C. “Radice-Sanzio-Ammaturo”, che ha richiamato dati significativi sulla violenza scolastica, sottolineando l’urgenza di rafforzare il ruolo della scuola come presidio di legalità e luogo di costruzione di cittadinanza attiva e solidale. È proprio in questa ottica che il DPR 134/2025 introduce una nuova impostazione delle sanzioni disciplinari scolastiche, il cui principio centrale è il superamento della sospensione intesa solo come allontanamento punitivo. La sanzione deve invece diventare un’occasione educativa, orientata alla comprensione dell’errore, alla riparazione del danno e al reinserimento dello studente nella comunità scolastica, grazie alla sinergia tra scuole, associazioni ed enti sociali che possono coprogettare interventi educativi rivolti agli studenti destinatari di sanzioni disciplinari. 

I saluti iniziali sono stati affidati all’architetto Mario Del Verme. Nel suo intervento, Del Verme ha delineato la visione educativa del Kodokan Napoli, fondata sull’integrazione di tre dimensioni fondamentali: istruzione, sport e cultura. Secondo questa prospettiva, lo sviluppo autentico della persona non può prescindere dall’incontro tra questi ambiti, capaci insieme di generare un ecosistema umano solido e duraturo. A questi pilastri si affianca il tema della responsabilità sociale e del lavoro di rete: la collaborazione tra soggetti del territorio è vista come un “moltiplicatore” di impatto, capace di costruire un ecosistema abitabile e di sostenere, attraverso processi continui di progettazione e partecipazione, lo sviluppo del capitale umano.

A portare il contributo dell’amministrazione è stata l’Assessore all’Istruzione e alle famiglie del Comune di Napoli Maura Striano, che ha evidenziato il valore del “Patto educativo” come strumento stabile sul territorio. Tra le esperienze in corso, la sperimentazione nei Quartieri Spagnoli di modelli operativi replicabili, costruiti a partire dall’osservazione concreta delle realtà locali. I dati raccolti attraverso una piattaforma comunale mostrano per esempio una dispersione scolastica eterogenea, con forti differenze tra quartieri. Striano ha inoltre sottolineato come la scuola, in alcuni contesti, non si percepisca ancora pienamente come presidio di legalità, facendo emergere l’esigenza di facilitare il dialogo tra istituzioni, famiglie e associazioni. In questa direzione si inserisce il progetto “Napoli città educativa”, che mira a creare una rete tra i giovani coinvolgendo diversi istituti. 

Per l’Ufficio Scolastico Regionale Campania è intervenuto il professor Benigno Casale, che ha richiamato i principi del DPR 134/2025 soffermandosi su due parole chiave: alleanza e luogo. Le scuole non possono essere autoreferenziali, ma devono aprirsi al territorio, costruendo relazioni con famiglie e terzo settore. I primi riscontri dell’applicazione della norma sono incoraggianti, grazie anche al supporto delle associazioni. La scuola deve diventare un “luogo bello”, in cui si intrecciano relazioni e si apprendono valori, privilegiando il percorso educativo rispetto alla sola performance.

Nel suo intervento, il Procuratore Generale della Corte d’Appello di Napoli Aldo Policastro ha offerto una riflessione sul contesto culturale in cui crescono i giovani, segnato da violenza, odio e rancore. Un clima che rende sempre più difficile il compito educativo dei docenti. Policastro ha ribadito che è la quotidianità delle relazioni a fare la differenza: “Nessuno deve essere sfiorato invano”. Ha inoltre sottolineato l’importanza di far conoscere e comprendere i primi dodici articoli della Costituzione, evidenziando come il DPR 134/2025 recuperi i principi della giustizia minorile, puntando su responsabilizzazione e reinserimento, in contrapposizione a modelli più punitivi come il Decreto Caivano. Fondamentale, ha aggiunto, il contributo di competenze esterne: il docente non può essere lasciato solo.

Tra gli interventi della comunità educante, quelli delle dirigenti scolastiche Antonella Gesuele, dell’I.T.I.S. “A. Volta” e Antonia Marino, dell’I.C. Gabelli – Colletta, hanno portato l’esperienza diretta delle loro istituzioni scolastiche operanti nella città di Napoli. Dai loro contributi è emersa la complessità del lavoro quotidiano nelle scuole, soprattutto nei contesti più difficili, e la necessità di rafforzare il dialogo con le famiglie e con il territorio. Entrambe hanno sottolineato l’importanza di metodologie educative inclusive e di percorsi capaci di valorizzare ogni studente, andando oltre una visione meramente valutativa e punitiva. 

Particolarmente significativo l’intervento di Giovanna Pisapia, referente servizi socio-educativi dell’Associazione San Luigi di Salerno, con la partecipazione della docente orientatrice Maria Rosaria Vincensi dell’Istituto Santa Caterina-Amendola di Salerno, che hanno approfondito il cambiamento introdotto dal DPR 134/2025: la trasformazione della sospensione da misura punitiva a occasione di rieducazione. Pisapia ha evidenziato come il nuovo approccio si fonda sull’apprendimento esperienziale che vede lo studente coinvolto in percorsi concreti che gli permettono di comprendere il senso delle regole e di sviluppare responsabilità. Grazie al DPR 134/2025, si è strutturato un rapporto stabile tra la scuola e l’ente di terzo settore, che sta consentendo di accompagnare gli studenti destinatari di provvedimenti disciplinari in percorsi educativi personalizzati. Non si tratta più di “tempo vuoto”, ma di esperienze orientate al bene comune; questo legame tra scuola e associazione ha dimostrato come la coprogettazione possa tradursi in interventi efficaci, capaci di incidere realmente sui comportamenti e sulla percezione di sé degli studenti.

A chiudere il convegno è stato l’Assessore Regionale alla Scuola e alle Politiche Sociali Andrea Morniroli, che ha ribadito la necessità di superare la logica dell’emergenza: “Sulla dispersione scolastica abbiamo pochi dati e molte parole”. Morniroli ha invitato a investire in interventi strutturali e continuativi, capaci di affrontare la complessità del fenomeno. Ha criticato un modello educativo troppo centrato sull’individualismo e sulla competizione, sottolineando l’importanza di garantire pari opportunità e di restituire alla sanzione una funzione educativa. Tra le proposte emerse, la creazione di un tavolo permanente con l’USR Campania, l’avvio di un laboratorio pubblico stabile e il superamento della “logica del bando” in favore di una coprogettazione territoriale fondata su professionalità e risorse adeguate.

Sia il procuratore generale Aldo Policastro sia l’assessore regionale Andrea Morniroli hanno sottolineato che il lavoro educativo rivolto ai minori non può essere affidato esclusivamente alla buona volontà o all’improvvisazione. “L’impresa sociale non è volontariato”, è stato ribadito durante gli interventi, per evidenziare come queste realtà svolgano una funzione professionale, strutturata e qualificata. Secondo i relatori, il nuovo modello introdotto dal DPR richiede competenze educative, continuità progettuale, capacità di presa in carico e risorse adeguate. Le associazioni e gli enti del terzo settore non devono quindi essere considerati soggetti marginali o sostitutivi dello Stato, ma partner educativi fondamentali nella costruzione di percorsi di responsabilizzazione e reinserimento dei giovani. 

Al termine dei lavori è intervenuto Gianluca Punzo, volontario del Kodokan Napoli, archeologo e docente di storia dell’arte, che ha proposto una sintesi efficace della storia dell’Albergo dei Poveri partendo dalla sua costruzione avviata nel 1749 per volontà di Carlo III di Borbone, nell’ambito di un ampio programma di rinnovamento urbano e sociale del Regno. Punzo ha ricordato come, a partire dal 1974, alcuni ambienti degradati dell’Albergo dei Poveri siano stati trasformati, nel corso di quarant’anni, in un centro sportivo, sociale e culturale d’avanguardia, oggi riconosciuto come modello a livello nazionale ed europeo. È qui che entra in gioco il Kodokan Napoli, oggi punto di riferimento per progetti educativi e sociali, con un’importante tradizione sportiva testimoniata da numerosi titoli italiani, medaglie internazionali e atleti convocati nella nazionale. Ripercorrendo le origini, Punzo ha ricordato la sua nascita grazie all’intuizione del professor Sergio Fati, che introdusse il judo come strumento educativo per ragazzi in difficoltà. Tra i primi giovani coinvolti vi fu Giuseppe Marmo, figura centrale nella storia dell’Associazione. Dopo la chiusura dell’Albergo nel 1974 fu proprio Marmo, insieme ad altri giovani, a dare continuità a quell’esperienza: ottenuta l’autorizzazione dal Comune, i ragazzi recuperarono con il proprio lavoro alcuni spazi dell’Albergo dei Poveri – antiche scuderie abbandonate – trasformandoli in una palestra. Da lì nacque il Kodokan Napoli.

Attraverso una narrazione coinvolgente nei panni dello stesso Marmo, Punzo ha evidenziato il filo che lega passato e presente: l’idea di offrire ai giovani, soprattutto ai più fragili, un luogo sicuro in cui crescere, educarsi e sentirsi parte di una comunità. Un principio che continua ancora oggi a guidare l’attività del Kodokan. Il convegno ha così oggi restituito l’immagine di una comunità educante in movimento, consapevole che la costruzione di una cittadinanza attiva e solidale passa attraverso alleanze concrete tra scuola, istituzioni e territorio. Una sfida complessa, ma sempre più urgente. 

Daniela Siano