Il Teatro Delle Arti di Salerno ospita un appuntamento di straordinaria intensità emotiva: sabato 8 e domenica 9 novembre, Raoul Bova sarà protagonista de Il nuotatore di Auschwitz, spettacolo ispirato alla vera storia di Alfred Nakache e al libro di Viktor E. Frankl.
Tra memoria, resistenza e ricerca del senso, la pièce firmata da Luca De Bei porta in scena un racconto potente e commovente, dove la forza del corpo e quella dello spirito si intrecciano per testimoniare che anche nell’orrore si può trovare uno scopo.
Il lavoro racconta la vicenda di Alfred Nakache, nuotatore francese di origine ebraica e detentore di un record mondiale, deportato ad Auschwitz come detenuto n. 172763. Nonostante la prigionia e le terribili privazioni, Nakache non smise mai di allenarsi, tuffandosi nell’acqua gelida di un bacino idrico. La sua straordinaria forza e determinazione gli permisero di sopravvivere all’orrore del campo e, una volta tornato libero, di stabilire un nuovo record e partecipare alle Olimpiadi di Londra.
Accanto alla sua storia si intreccia quella dello psichiatra Viktor Frankl, anch’egli internato ad Auschwitz, che dopo la liberazione scrisse “Uno psicologo nei lager”, un testo fondamentale per comprendere come anche nelle condizioni più estreme l’uomo possa trovare un senso alla sofferenza.
Lo spettacolo – con il disegno luci di Marco Laudando, i contributi video di Marco Renda, le musiche originali di Francesco Bova, i costumi di Francesca Schiavon e l’aiuto regia di Barbara Porta – restituisce al pubblico due figure simboliche di coraggio e spiritualità, capaci di trasmettere un potente messaggio di speranza: la vita, pur attraversata dal dolore, trova senso solo se orientata a uno scopo più alto.
Il regista Luca De Bei racconta: «Ho costruito lo spettacolo attorno alla figura carismatica di Raoul Bova, che con grande generosità si fa tramite per raccontare la storia del nuotatore Alfred Nakache e dello psicanalista Viktor Frankl. Raoul dialoga con il pubblico, portando nella vicenda la propria sensibilità e la propria esperienza di atleta».
Prosegue De Bei: «La scena è essenziale, segnata da linee di luce che diventano corsie di piscina, rotaie, percorsi dell’anima. Le immagini e le musiche creano un ambiente sospeso, poetico e struggente. Quella di Nakache non è solo una testimonianza di dolore, ma un esempio di resistenza e di ricerca del senso dell’esistenza. Alfred e Viktor sono le due facce di una stessa medaglia: l’azione e la riflessione, la sopravvivenza e la comprensione. Attraverso loro, il pubblico può scoprire il significato più profondo della vita».
Un evento da non perdere con Raoul Bova, protagonista di un racconto intenso e profondamente umano, dove memoria, arte e speranza si intrecciano per restituire al pubblico il senso più autentico della vita.

