Settimana dell’autismo a Salerno: il progetto inclusivo della “Giovanni Paolo II”

C’è un momento in cui il rumore si trasforma in senso. Non è silenzio, non è disciplina bensì qualcosa di più profondo: è quando tante voci diverse trovano un accordo comune. Ne è esempio lampate l’Istituto Comprensivo “Giovanni Paolo II” di Salerno dove oggi questo momento ha preso forma durante la giornata conclusiva del mese dedicato all’autismo.

Non una celebrazione isolata, ma il punto di arrivo di un percorso costruito giorno dopo giorno. Tuttavia, la Giornata mondiale per la consapevolezza sull’autismo – che di norma cade il 2 aprile – quest’anno, rischiava di passare in sordina a causa della coincidenza con le feste pasquali… ma non nell’istituto salernitano! “Per non perdere tale opportunità abbiamo deciso di fissare il 27 aprile come momento conclusivo di un’intera settimana dedicata alla sensibilizzazione sul tema” – spiega il dirigente scolastico prof.ssa Mariarosaria Napoliello che, ancor più ‘determinata’ ha deciso di dedicarvi un’intera settimana.
 
Dal 20 al 24 aprile, infatti, tutte le classi sono state coinvolte in attività interdisciplinari e di condivisione – cartelloni, elaborati, aforismi, percorsi creativi – pensati per conoscere davvero l’altro, partendo spesso proprio dal compagno di banco. Un lavoro capillare, dunque, diffuso in tutti i suoi plessi – Torrione Alto e Pirone – con un obiettivo preciso: trasformare la diversità in linguaggio comune, in esperienza concreta, in relazione. E così, quando le prime note di “Come un pittore” dei Modà hanno iniziato a diffondersi nell’atrio, non si è trattato di una semplice esibizione, ma un’apertura corale ad un modo che spesso le istituzioni non riescono ad ascoltare. Pulcini dell’infanzia, bambini della primaria e ragazzi della secondaria, insieme, senza gerarchie, senza distanze: un unico coro, potente e imperfetto come solo le cose autentiche sanno essere.
 
In quell’insieme disordinato e armonico allo stesso tempo, emergeva chiaramente il cuore del progetto educativo della scuola: non uniformare o livellare, ma accogliere e valorizzare ogni unicità e talento dei giovani, ma anche degli insegnanti. Ma la giornata non si è fermata alla mera rappresentazione. Nell’auditorium del plesso Torrione Alto, il percorso ha trovato ulteriore profondità rendendo l’inclusione essenza viva e normalità costituita. I compagni di classe di un alunno autistico, giunto al termine del suo triennio, hanno presentato video e poesie su cosa significhi davvero inclusione e su come si costruisca uno spazio in cui nessuno resti ai margini. A seguire, l’intervento dell’associazione “L’Invisibile Realtà” il cui Presidente – dott.ssa Giovanna Apostolico – ha restituito il valore concreto di tre anni di esperienza scolastica condivisa, in qualità anche di madre del ragazzo autistico che, insieme ai suoi compagni, ha attivamente contribuito alla riuscita della giornata. Le sue parole hanno così intrecciato vissuto personale e dimensione educativa portata avanti dall’associazione impegnata quotidianamente nel portare il tema dell’autismo nelle scuole: “In un mondo dove tutto corre veloce, noi rallentiamo per ascoltare. – dichiara la dott.ssa Apostolico – Non aiutiamo solo bambini e ragazzi autistici, ma cerchiamo di educare l’intera comunità scolastica a diventare più umana, paziente e accogliente. Ci auguriamo che la gentilezza possa prendere piede, anche in un mondo spesso segnato dall’indifferenza”.
 
Insieme a lei, l’educatore dott. Michele Piscitelli dell’associazione “Giovamento” e i ragazzi della cooperativa “Rubricaut” – composta da giovani autistici – hanno portato il loro sguardo diretto sulla realtà. Non solo testimonianza, quindi, ma partecipazione attiva: sono stati proprio loro a realizzare un’intervista dal vivo al dirigente scolastico, destinata anche a una diffusione televisiva. Domande autentiche, capaci di entrare nel cuore del rapporto tra autismo e quotidianità, tra scuola e vita vissuta. “È un momento fondamentale per una scuola – sottolinea il dirigente – è per questo che promuoviamo l’inclusione nel significato di accoglienza e di capacità di comprendere le difficoltà di un altro compagno ai fini della vera e propria inclusione”.
 
A confermare la riuscita dell’intento è proprio l’atmosfera complessiva creata in sinergica magia dai giovani allievi, vestiti ad hoc con magliette dove erano impressi i loro abbracci col blu emblematico del 2 aprile. Ecco la prova che l’inclusione, quando è vissuta davvero, non ha bisogno di ulteriori spiegazioni, anzi! “L’autismo non è un muro. È una porta speciale! – tiene a precisare la prof.ssa Napoliello – Se trovi la chiave giusta si spalanca il cielo…ma anche la gioia, la purezza e la felicità!” Una chiave che passa dalla conoscenza e dall’ascolto e che continuerà ad essere lo spirito della scuola per gli anni a venire: “Noi lo facciamo da sempre e continueremo a farlo perché ogni bambino è unico. – continua – Gli alunni con disturbo dello spettro autistico, avendo difficoltà nella comunicazione e nelle competenze sociali, ci chiedono ancora più attenzione: dobbiamo imparare a capire e ad ascoltare un linguaggio nuovo, ma meravigliosamente diverso”.
 
Ecco perché è fondamentale iniziare fin da piccoli a far nostro questo linguaggio affinché l’inclusione smetta di essere un concetto astratto e per diventare esperienza concreta. Il tutto, perché “solo così che possiamo creare una comunità davvero accogliente e ricca nel suo valorizzare l’unicità di ognuno”. Ed è proprio questa la direzione “Giovanni Paolo II” sceglie di cercare ogni giorno. Perché l’inclusione non è un tema da calendario, né una ricorrenza da rispettare: è una pratica quotidiana che prende forma nei gesti, nelle relazioni, nelle esperienze. È così che le unicità diventano materia viva. Mattoncini con cui costruire non solo una scuola migliore, ma un presente capace, davvero, di cambiare il nostro modo di stare insieme.
 
Sabrina Gambaro