Smart working: in Italia aumentano le assenze per malattia ma cresce anche il lavoro da malati

Lo smart working sta cambiando profondamente il rapporto tra salute e lavoro. Se da un lato aumentano i giorni di malattia dichiarati, dall’altro cresce anche il numero di lavoratori che continuano a lavorare nonostante i sintomi. È il quadro che emerge da una nuova ricerca realizzata da iGaming.com, basata su un sondaggio condotto da Censuswide su 4.000 lavoratori da remoto o prevalentemente da remoto in Italia, Regno Unito, Germania e Spagna.

L’Italia si distingue per un dato particolare: è il Paese in cui cresce maggiormente il numero di lavoratori che dichiarano di prendere più giorni di malattia rispetto al periodo in ufficio. Il 20% degli italiani intervistati afferma infatti di assentarsi di più da quando lavora da remoto, la quota più alta tra i quattro Paesi analizzati. Ma il dato più significativo riguarda il comportamento durante la malattia. Oltre la metà dei lavoratori italiani, il 51,3%, sostiene di lavorare di più quando non sta bene rispetto a prima dello smart working. Solo il Regno Unito registra una percentuale leggermente superiore, con il 51,4%. Inoltre, quasi un lavoratore italiano su quattro (22,8%) dichiara di lavorare “molto di più” anche quando è malato, il dato più elevato dell’intera ricerca.

I numeri raccontano un fenomeno sempre più diffuso: il cosiddetto “presenteismo digitale”. Lo smart working permette infatti di restare connessi anche in condizioni fisiche non ottimali, trasformando la malattia in una situazione intermedia tra riposo e operatività. In Italia il 56,4% dei lavoratori da remoto continua a lavorare dalla scrivania quando è malato, mentre il 20,3% arriva a lavorare direttamente dal letto. Solo il 16,6% sceglie di prendere un vero giorno di malattia interrompendo le attività lavorative. Secondo il CEO di iGaming.com, il Prof. Dr. Andreas Ditsche, il significato stesso dei giorni di malattia sta cambiando: “Meno giorni di malattia non significano più quello che significavano una volta. Non misurano più lo stato di salute, ma il comportamento in condizioni cambiate”. Sulla stessa linea il Prof. Dr. Stefan Remhof, che invita a non interpretare automaticamente il calo delle assenze come un segnale positivo: “È un cambiamento nei comportamenti, non necessariamente un miglioramento della salute”.

Tra le possibili spiegazioni emerge anche il tema economico. In Italia l’indennità di malattia non copre integralmente lo stipendio: dopo i primi tre giorni di carenza, il trattamento economico passa generalmente al 50% della retribuzione dal quarto giorno e al 66,66% dal ventunesimo. Il confronto con gli altri Paesi evidenzia differenze importanti. In Germania, ad esempio, i lavoratori ricevono fino a sei settimane di retribuzione piena durante la malattia. Non a caso, proprio la Germania registra la percentuale più bassa di persone che dichiarano di lavorare di più quando stanno male (42,1%). Secondo lo studio, questo meccanismo economico potrebbe influenzare direttamente le scelte dei lavoratori: nei casi di sintomi lievi o gestibili, il lavoro da remoto consente di restare operativi evitando l’assenza ufficiale e la riduzione dello stipendio.

A incidere è anche il tema del monitoraggio digitale. Complessivamente, il 46,1% dei lavoratori da remoto intervistati dichiara di essere monitorato dal datore di lavoro. In Italia la quota scende al 41,4%, ma quasi un terzo degli intervistati (29,2%) afferma che questo controllo aumenta la pressione percepita. Il risultato è una crescente difficoltà a “staccare” davvero dal lavoro, anche durante la malattia. Lo smart working, nato per offrire maggiore flessibilità, rischia così di trasformarsi in una forma di reperibilità continua.

Il fenomeno non riguarda soltanto l’Italia. Nel complesso dei quattro Paesi analizzati, il 47,8% dei lavoratori dichiara di lavorare di più quando è malato rispetto al periodo in ufficio, mentre il 43,5% afferma di prendere meno giorni ufficiali di malattia. Solo il 7,8% degli intervistati dichiara di disconnettersi completamente durante la malattia. La maggioranza continua invece a lavorare: il 58,7% dalla scrivania e il 19,3% direttamente dal letto. Numeri che mostrano come il confine tra tempo di cura e tempo di lavoro stia diventando sempre più sottile nell’era dello smart working.

L’analisi completa è disponibile su: https://www.igaming.com/the-sick-day-is-dead-research/