Una cupola da cui liberarsi: Wang Yuqi al Civico 23

Per aprire il nuovo programma espositivo del 2026, la galleria “Civico 23” ha scelto il volto di un’artista emergente: il nome è quello di Wang Yuqi con la sua Born Beneath The Dome, tenutasi dal 03 al 10 gennaio.

Nata a Shanghai (Cina) nel 2000, all’apertura del nuovo millennio, si potrebbe già definire un’artista dalla formazione e dalla cultura poliedrica. Sin dall’adolescenza, ha vissuto prima ad Hong Kong, poi Singapore, Francia e Stati Uniti e tutto questo ha contribuito alla costruzione del suo essere e della sua arte multimediale: con la laurea in Belle Arti e Media Misti presso l’università di Westminster, ha potuto poi dar forma ancor più concreta alla sua visione interculturale ed estetico-pluralista.

La sua pratica artistica parte dalla ricerca per poi spaziare dal cinema sperimentale all’immagine fissa ed in movimento, dall’installazione alle forme ibride, alle foto. Tutto questo è presente e ben evidente qui al Civico 23. La mostra, infatti, ha come centro l’opera video a doppio schermo The Last Performance del 2025, con accanto la serie fotografica The Bad Eggs of Baby City e rappresenta un’allegoria contemporanea sui sistemi, sullo sguardo dell’essere e sulla rinascita. “The Last Performance”, fulcro dell’intera mostra, è un’opera video che accosta 3 diverse dimensioni spaziali e delinea una sorta di sistema di coscienza teatralizzato, ma anche chiuso ed autocelebrativo. Vi sono 3 gruppi di immagini/scene ambientati ognuno in luoghi di intrattenimento.

Nel primo troviamo parchi divertimenti e circhi nati da una modellazione in miniatura ed è come trovarsi in mondo apparentemente perfetto ed eccessivamente in ordine dove si percepisce un’illusione di felicità ed è questo, un’illusione effimera. Nel secondo c’è un luna park abbandonato dove, attraverso gesti codificati, un clown esegue il ruolo che la società gli ha imposto (l’essere spaventoso nei film dell’horror dove spesso è associato ai rapimenti dei bambini oppure colui che fa ridere per eccellenza e che allevia le sofferenze altrui con il suo sorriso ed i suoi gesti di ilarità). Nel terzo il clown si trova solo e triste in un teatro vuoto e dismesso dove insegue e si confronta con una figura simile a sé, quasi fosse la sua nemesi ed il suo riflesso: qui si verifica una profonda osservazione di sé, come attraverso uno specchio che scruta e rivela la parte profonda di noi stessi e ci porta inevitabilmente a scrutarci profondamente dentro di noi. L’opera è assolutamente eccezionale: è il racconto lineare e temporale di una storia che si affianca al piano orizzontale e ciò fa sì che realtà e simulazione coesistano nello stesso tempo. Il clown diventa il tramite tra l’individuo e lo sguardo: egli è osservato ed osservatore di sé grazie allo specchio. Sembra essere quasi un circolo chiuso che si ripete e dove la felicità è un qualcosa da attivare.

L’essere umano può considerarsi “veramente libero”? Wang Yuqi porta a riflettere proprio su questo argomento: se ci si pensa, noi nasciamo sotto le ali di una prima sovrastruttura che è quella della famiglia, che poi si somma a quella della memoria, della cultura, della società e della tecnologia (che forse ci sta inghiottendo o sovrastando sempre più). Col passare del tempo ogni individuo viene modellato e poi categorizzato in queste sovrastrutture dai cui è difficoltoso emanciparsi: un primo passo verso la libertà è proprio la presa di coscienza della loro esistenza.

Oltre a “The Last Performance”, anche la serie “The Bad Eggs of Baby City” ruota intorno a questo: se la prima racconta di un clown che, con già un destino predefinito, riconosce la propria condizione subalterna e tenta di distruggere questo destino, la seconda tratta di quelle figure alquanto strane create dalle sovrastrutture stesse e che sono suoi derivanti ed allo stesso tempo segni della sua possibile distruzione. Da qui la scelta del titolo della mostra “Born Beneath The Dome”: un mondo predestinato e categorizzato, sovrastato da questa struttura o meglio cupola/dome che tutto decide, che pretende una rinascita libera.

Chiara Avallone