Visitare “Vita” di Giovanna Corcione al Castello di Fumone significa entrare in un luogo dove il tempo non è soltanto evocato, ma percepito fisicamente. La cornice medievale del castello, con la sua storia millenaria carica di memoria, amplifica fin dal primo momento il senso del progetto espositivo, rendendo l’esperienza della mostra qualcosa di più di una semplice fruizione visiva.
Ho attraversato le quattro sezioni tematiche (“Opposti”, “Prospettive”, “Brutalità, sopraffazione e indifferenza”, “Legami e condivisione”) come tappe di un percorso interiore, in cui le opere – ventuno lavori prevalentemente in resina – sembrano interrogare direttamente lo spettatore sul senso delle proprie scelte, si apre lo sguardo a una molteplicità di cammini, nessuno definitivo, tutti potenzialmente con possibilità di trasformazione; le relazioni con l’altro possono creare ricordi oltre il tempo e la dimensione terrena.

Guardando da vicino le opere, si percepisce l’influenza dell’arte Informale europea, come quella di Burri e Vedova, ma non di imitazione. Corcione lavora la resina con energia e consapevolezza, trasformando il materiale affinché diventi occasione di riflessione e approfondimento. La sua arte diventa così uno strumento per capire meglio noi stessi e il mondo, capace di suscitare emozioni e pensieri, proprio come avveniva nell’arte del passato. Nel pensiero rinascimentale come affermava Leon Battista Alberti “l’arte è chiamata a muovere l’animo dell’osservatore” così in “Vita” l’arte di Giovanna diventa anche spazio di meditazione, custode di memoria, capace di creare legami oltre il tempo”.

Il dialogo tra le opere e lo spazio del castello rappresenta uno degli elementi più caratterizzanti della mostra, un binomio perfetto: la fluidità delle forme contemporanee si confronta con la solidità della pietra, creando un ponte potente tra memoria storica e presente. Uscendo dal percorso espositivo, ho avuto la sensazione che “Vita” non si esaurisse nello spazio della mostra, ma continuasse a lavorare interiormente, come una domanda aperta. È in questa capacità di generare senso e relazione che il lavoro di Giovanna Corcione trova, a mio avviso, la sua forza più autentica.
Alessandro Ciccarese (Addetto Culturale Castello di Fumone)

