Cultura e Attualità

Rossella Trapanese – il Welfare Territoriale e le nuove sfide di complessità

Rossella Trapanese è docente di Politiche sociali e Innovazione e sostenibilità nel welfare territoriale, presso l’Università degli studi di Salerno.

Responsabile dal 2008 dell’Osservatorio politiche sociali e direttrice del Master in Management del welfare territoriale presso la stessa università. I principali temi di interesse sono la cittadinanza sociale, la governance territoriale, la fiducia, la cooperazione e l’innovazione sociale.

Salve professoressa e benvenuta nel nostro spazio. Grazie per aver accettato la nostra intervista.

Salve a tutti è un piacere essere qui con voi, vi ringrazio per l’opportunità che mi concedete e il tempo che mi dedicate.

Che cosa l’ha spinta a studiare sociologia?

Ho sempre amato comprendere i processi che ci circondano. Credo che la sociologia fornisca opportunità di interpretazione della realtà, ma anche possibilità di immaginare e poi realizzare dei cambiamenti. Il mio ruolo di docente consente di offrire anche ad altre persone queste possibilità di emancipazione sociale e di poter mettere a disposizione le proprie competenze, in un processo di utilità sociale.

Perché oggi le persone dovrebbero scegliere di studiare sociologia?

Dal mio punto di vista, le persone dovrebbero scegliere di studiare sociologia perché, ancor più che nel passato, ci sono sempre più processi sociali, economici, politici, relazionali che vanno compresi ed innovati. E’ un ruolo strategico, che in altri paesi del mondo ha un grande riconoscimento sociale, mentre in Italia ci stiamo arrivando pian piano.

Quali sono i punti chiave che si trovano ad affrontare i sociologi all’inizio del XXI secolo?

Credo che le più grandi sfide del nostro secolo siano quelle relative ai social media e all’automazione sociale. Per un sociologo credo sia importante creare un ponte tra l’innovazione tecnologica e quella sociale, che si lega al riconoscimento delle diversità, alle differenti relazionalità e al miglioramento delle condizioni di vita delle persone.

In relazione all’epidemia di covid-19, come le sembra che l’Italia e gli italiani stiano affrontando questo periodo?

Credo che l’esperienza del COVID-19 ci abbia insegnato che possiamo perdere alcune libertà e alcune opportunità alle relazioni (familiari, amicali, lavorative, ecc.). Tutti abbiamo dovuto fare i conti con la responsabilità individuale e collettiva. Le paure della malattia e della morte ci hanno accompagnati e in alcuni casi debilitati. In questo processo emotivo e cognitivo, il concetto di responsabilità ha assunto nuovo valore e questo è un bene per noi, come genere umano, per la natura e tutto il Sistema Vita.

Quale potrebbe essere il futuro dell’umanità post-coronavirus?

Credo che come genere umano dovremo far fronte ad altre malattie come questa, ma penso che i processi evolutivi di adattamento ci porteranno a saperli fronteggiare. Abbiamo molti strumenti a nostra disposizione, dobbiamo solo ridimensionare quella parte del sistema economico più strumentale nei confronti dell’Uomo. Sul piano relazionale credo che cambieranno i nostri modi di interagire.

Che ripercussioni ci saranno nel mondo del lavoro, nel breve e nel lungo termine?

Sicuramente lo smart working verrà maggiormente praticato. Credo che sia una grande opportunità per molte persone di potersi affaticare meno, soprattutto coloro che erano costretti a fare tanti km quotidianamente.  Ma credo anche che molti nuclei familiari potranno godere della possibilità che i genitori possano stare più ore a casa, così da poter stabilire migliori rapporti con figli, condividendo maggiori esperienze. Sicuramente ci sarà una nuova complessità familiare da gestire, separando lo spazio domestico da quello del lavoro. Non reputo produttivo l’online per la scuola. I ragazzi hanno bisogno della relazione con i coetanei e con i docenti. Quindi, in quel settore si dovrà fare delle scelte meglio ponderate e più in linea con le necessità relazionali, oltre che formative, dei più giovani.

Quale sarà il ruolo del Terzo Settore in questo passaggio così difficile?

Ho sempre creduto nel valore del Terzo settore e nelle fasi di maggiore difficoltà sociale ancora di più. Essendo organizzazioni intermedie e di prossimità, sapranno adattarsi e riorganizzarsi alle nuove sfide di complessità. Continueranno nel loro ruolo modificando solo le strategie, come già stanno facendo.

Come cambieranno le relazioni sociali?

Il genere umano non può rinunciare alla socialità. L’uomo è essere sociale e rimarrà tale. Ha bisogno di relazionarsi per vivere.  Nei differenti contesti ci si riorganizzerà in base alla cultura locale. Credo che al Sud non perderemo le nostre belle abitudini e la reciprocità!

Sarà l’era della tecnologia?

Non potrà esserlo. La tecnologia fornisce strumenti. Sarà l’uomo a decidere quale indirizzo dare al proprio futuro.

In questo periodo scuole e università hanno attivato percorsi di Didattica a Distanza: lei la vede la DaD come necessità del momento o come la nuova frontiera verso cui bisognerebbe procedere?

Credo che la DaD possa essere integrata alla didattica frontale. La reputo utile solo se non diventa l’unica modalità di trasferimento di saperi. Abbiamo bisogno di guardarci negli occhi, di far parte di contesti che esprimono significati, di poter osservare e interpretare. Tutto ciò la didattica a distanza non lo consente. Ben venga come supporto, ma solo come supporto.

Quali sono i punti di forza e di debolezza della DaD?

L’utilizzo di supporti video e schemi concettuali riesce a fornire opportunità. Come limite principale c’è che non consente un’interazione completa tra i partecipanti. Faccio un esempio semplice, ma credo efficace: provate ad immaginare il valore relazionale della ricreazione (pausa merenda) e ora pensate a quanto bambini e ragazzi hanno perso in questi mesi. Bisognerà meglio valutare le interazioni sociali altrimenti ci si troverà ad innovare sul piano tecnologico senza farlo sul piano sociale, anzi creando un danno alle differenti forme di reciprocità.

Grazie professoressa, è stato un piacere averla con noi. La congediamo ribadendo il nostro  ringraziamento e speriamo di poter discutere ancora con lei sulle problematiche sociali del nostro tempo . 

Grazie a voi, è stato un immenso piacere, spero di poter tornare ancora ai vostri microfoni.

Francesco Martini