L’arte entra nella Casa Circondariale di Salerno con due murales che trasformano gli spazi detentivi in luoghi di memoria, identità e speranza. Le opere, realizzate dall’architetto Alessandro Ciambrone e finanziate dall’Associazione San Luigi APS, sono state inaugurate alla presenza delle istituzioni, dell’Amministrazione Penitenziaria e dei rappresentanti del volontariato.
L’iniziativa nasce dalla volontà di rendere più accoglienti gli ambienti dell’istituto, valorizzando il ruolo della cultura come strumento di inclusione e di crescita personale. Un progetto che si inserisce nel percorso di umanizzazione della pena e che rafforza il dialogo tra il carcere e il territorio.
Il primo murale è stato realizzato all’esterno delle sezioni detentive, sul muro adiacente al locale spaccio. L’opera riproduce il motto del Corpo di Polizia Penitenziaria, “Despondere spem munus nostrum” (Garantire la speranza è il nostro compito), inserito in una composizione ispirata alle ceramiche di Vietri sul Mare, uno dei simboli più rappresentativi della tradizione artistica salernitana.

Il secondo murale, collocato lungo uno dei corridoi interni dell’istituto, raffigura alcuni dei luoghi più significativi della città di Salerno e della sua provincia, creando un legame visivo con il territorio e offrendo alle persone detenute un richiamo alla comunità esterna.
A sostenere economicamente l’intero progetto è stata l’Associazione San Luigi APS, impegnata in attività di assistenza, inclusione e reinserimento sociale. L’intervento rappresenta una delle iniziative attraverso cui l’Associazione affianca il lavoro dell’Amministrazione Penitenziaria, promuovendo percorsi che mettono al centro la dignità della persona. Significativa anche la collaborazione con le istituzioni cittadine, testimoniata dalla presenza all’inaugurazione dell’Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Salerno, Paola De Roberto. La partecipazione dell’Assessore ha ribadito la vicinanza dell’Amministrazione comunale a iniziative che favoriscono l’inclusione sociale, il recupero della persona e il reinserimento di chi vive situazioni di fragilità. Il Comune, attraverso l’Assessorato alle Politiche Sociali, ha confermato la disponibilità a sostenere e valorizzare progetti di questo tipo, riconoscendone il valore non solo sul piano sociale, ma anche come occasione per rafforzare il legame tra istituzioni, terzo settore e comunità locale.
«Abbiamo scelto di finanziare questo progetto – afferma Giovanna Pisapia, responsabile area educativa dell’Associazione San Luigi APS – perché crediamo che il reinserimento passi anche attraverso la cura degli spazi. Un ambiente più accogliente favorisce relazioni più positive e trasmette un messaggio di rispetto verso chi vive e lavora nel carcere. L’arte non risolve le criticità del sistema penitenziario, ma può contribuire a costruire una cultura della responsabilità e della speranza.»
Per Alessandro Ciambrone, autore delle opere, il significato del progetto va oltre l’aspetto artistico. «Ogni muro racconta una storia. In un carcere questo racconto assume un valore ancora più forte. Ho voluto rappresentare Salerno e i suoi simboli perché il territorio è memoria, appartenenza e prospettiva di futuro. Accanto a questo, il motto della Polizia Penitenziaria richiama un principio fondamentale: garantire la speranza significa credere nella possibilità di cambiamento. Se l’arte riesce anche solo a suscitare una riflessione o a rendere più umano uno spazio, allora ha raggiunto il suo scopo.»
Il direttore della Casa Circondariale di Salerno, Carlo Brunetti, ha sottolineato il valore della collaborazione tra istituzioni e Terzo Settore. «Queste opere rappresentano il risultato di una sinergia concreta tra l’Amministrazione Penitenziaria, il volontariato e il territorio. Ringrazio l’Associazione San Luigi APS per aver sostenuto il progetto e Alessandro Ciambrone per aver messo la propria sensibilità artistica al servizio della nostra comunità penitenziaria. Migliorare gli ambienti significa contribuire al benessere delle persone detenute, del personale di Polizia Penitenziaria e di tutti gli operatori che lavorano nell’istituto. Anche da iniziative come questa passa la funzione rieducativa della pena.»
Un concetto ribadito anche dal Garante regionale delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale, Samuele Ciambriello. «L’arte, anche in carcere, può diventare uno strumento di cambiamento. Rendere più dignitosi gli ambienti significa dare concreta attuazione all’articolo 27 della Costituzione, che assegna alla pena una finalità rieducativa. Ogni intervento che migliora la qualità della vita negli istituti penitenziari favorisce relazioni più positive e sostiene il lavoro della Polizia Penitenziaria, degli educatori, del volontariato e di tutti gli operatori impegnati nel percorso trattamentale.»

L’inaugurazione dei due murales rappresenta un esempio di collaborazione tra istituzioni pubbliche e Terzo Settore, accomunate dall’obiettivo di rendere il carcere un luogo in cui, accanto alla funzione della custodia, trovino spazio la cultura, la responsabilità e il reinserimento sociale. Le opere di Alessandro Ciambrone, realizzate con il contributo di alcuni ospiti della struttura, rimarranno come segno tangibile di questo impegno: non semplici decorazioni, ma immagini che parlano di identità, appartenenza e speranza, ricordando che anche attraverso la bellezza è possibile costruire occasioni di cambiamento.



