Iniziative ONMIC Psicologia e Salute

Onmic PTCO – Le nostre ansie e la scoperta della fragilità

Il termine fragilità identifica una condizione di rischio e di vulnerabilità, caratterizzata da un equilibrio instabile di fronte a eventi negativi.

La fragilità ha un forte impatto negativo sulla qualità della vita percepita dalla persona anziana. La qualità della vita è la percezione che ciascuna persona ha di sé stessa all’interno del proprio contesto di vita rispetto alla possibilità di realizzare i propri progetti ed obiettivi e di esaudire i propri desideri e le proprie aspettative.

Il peggioramento della qualità della vita è diretta conseguenza della presenza di una condizione di fragilità, con un netto peggioramento dei livelli di autonomia, del benessere psicologico e della partecipazione sociale.

Il peggioramento della qualità della vita, inoltre, permette di prevedere un eventuale ulteriore peggioramento della condizione dell’anziano vista la capacità di moderare gli effetti delle circostanze negative. Il percepire una buona qualità della vita, infatti, permetterebbe di fronteggiare meglio gli stress. L’anziano fragile, dunque, viene colpito due volte dalla fragilità.

Alcuni studi mostrano che il peggioramento della qualità della vita predice cadute ed ammissione a reparti di emergenza e questo è indicativo del fatto che il ricorso al Pronto Soccorso non sempre è legata alla percezione di un malessere fisico reale, ma piuttosto è legata alla percezione della propria condizione di vulnerabilità. A conferma di quanto appena detto, alcuni studi hanno trovato che la qualità della vita è correlata con numerosi perditori di ammissione a reparti d’urgenza come depressione, scarso supporto sociale, solitudine.

Il peggioramento della qualità della vita, infine, porta ad una progressiva chiusura progettuale dell’anziano che sente di non avere più possibilità da spendere nel quotidiano, non ha più desideri da realizzare … vive solo l’attesa dell’inevitabile. Molto importante è parlare di fragilità e identificarla precocemente in quanto significa essere capaci di ridurre al minimo le sue conseguenze avverse, mantenendo più a lungo le autonomie fisiche.

Marcello Turno, psichiatra e psicanalista della Spi spiega: “Chi è in quarantena, con una malattia accertata o sospettata, vive una condizione di ansia, angoscia e incertezza per il proprio divenire. La fuga, in alcuni casi, potrebbe essere un atteggiamento che vuole manifestare l’autoconvinzione di essere immuni. I controlli sono per gli altri e non per me”. Le persone colpite dal virus hanno un vissuto di disperazione legato all’idea di non sopravvivere alla malattia.

Non è legittimo avere ansia e paura dinanzi un virus misterioso?

La paura è del tutto naturale, ma l’ansia sta dilagando in quanto mette l’uomo di fronte alla sua fragilità. Tra la massa impaurita si distinguono individui che riescono a pensare al coronavirus come un mezzo per fare una pausa dalle fatiche quotidiane.

Oggi giorno I giovani sono sempre più ansiosi e depressi.

Molti sono i fattori di rischio che possono causare l’ansia eccessiva, tra questi si annoverano: gli eventi di vita stressanti (morte di un genitore, maltrattamenti, conflitti familiari, separazione dei genitori), l’abuso di droghe e di alcool, la presenza di poche relazioni sociali, poca o bassa autostima, l’esistenza di malattie croniche come il diabete o l’asma, la presenza di un genitore ansioso, la non accettata omosessualità, la preoccupazione eccessiva rispetto alla scuola, frequenti malesseri fisici come mal di stomaco e cefalea, difficoltà nell’addormentamento e disturbi del sonno.

Tuttavia, gli approcci più adeguati sono la psicoterapia e, credo che la più adatta sia quella “cognitivo-comportamentale”, in quanto si fonda sull’individuazione e poi la modifica dei pensieri “disfunzionali” collegati a quanto si teme, ed il terapeuta deve indurre il giovane a valutare le situazioni in modo più oggettivo e distaccato, permettendogli di affrontare quanto accade con una corretta “percezione della realtà”. Egli deve fargli riuscire a comprendere che le “situazioni temute” non presentano alcun pericolo reale e ciò gli consentirà di gestire l’ansia.

“La tua ansietà è direttamente proporzionale alla tua dimenticanza della natura, perché tu porti in te stesso paure e desideri illimitati”.

Alessia Illiano

Leave a Reply