ORIANA FALLACI: GIORNALISTA CORAGGIOSA, SCRITTRICE CONTROVERSA

Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare. Chi ama la vita è sempre con il fucile alla finestra per difendere la vita… Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare, non è un essere umano. (Oriana fallaci, da un’intervista del 1979 di Luciano Simonelli).

Si è spenta il 15 Settembre del 2006, dopo una lunga malattia, Oriana Fallaci. Dall’inizio degli anni Novanta lottava contro il cancro da lei definito “l’Alieno”. Indiscusso il suo valore letterario e giornalistico, ma anche la costante libertà di spirito e il coraggio che hanno portato la scrittrice toscana a lanciare aspre battaglie e vivaci polemiche.

Nata a Firenze il 26 giugno 1929, in piena era fascista anche se l’aria che respirava in casa era tutt’altro che favorevole al regime. Il padre infatti era un attivo antifascista, così convinto delle sue scelte e delle sue idee che addirittura coinvolge la figlia, ancora adolescente, nella Resistenza.

Terminato il conflitto Oriana decide di dedicarsi alla scrittura, con il convinto obiettivo di farne una professione. Esordisce non ancora diciassettenne come cronista di un quotidiano fiorentino per poi passare a L’Europeo. Qui si occupa di attualità e costume e a questa fase appartengono i suoi primi libri: I sette peccati di Hollywood (1956), Il sesso inutile (1961), Viaggio intorno alla donna (1961), Il romanzo Penelope alla guerra (1962) e Gli antipatici (1963). La passione per il giornalismo cresce negli anni successivi insieme all’importanza dei temi trattati come la conquista della Luna (tema del libro Se il sole muore, 1965) e la guerra in Vietnam (tema del libro Niente e così sia, 1969). Negli anni seguenti continua a recarsi in Vietnam, seguendo con grande coraggio le battaglie più sanguinose. Si occupa anche, sempre per L’Europeo e poi per Il Corriere della Sera, dei conflitti indopakistani e mediorientali e delle insurrezioni in America Latina, rimanendo gravemente ferita nel massacro di Plaza Tlatelolco a Città del Messico (1968).

Ha scritto e collaborato per numerosi giornali e periodici, tra cui: New Republic, New York Times Magazine, Life, Le Nouvelle Observateur, The Washington Post, Look, Der Stern. A quest’attività di reporter hanno fatto seguito le interviste ad alcune tra le più importanti personalità della politica del tempo: il direttore della Cia William Colby, il primo ministro pakistano Ali Bhutto, il leader palestinese Yasser Arafat, l’ex soldato e scienziato del regime nazista Von Braun, il primo ministro indiano Indira Gandhi, il padre della Ostpolitik Willy Brandt. Certamente merita di essere ricordata la sua infiammata intervista all’ayatollah Khomeini, leader del regime teocratico iraniano. Durante l’intervista la Fallaci lo apostrofò come “tiranno” e senza timore si tolse il chador che era stata costretta ad indossare per essere ammessa alla sua presenza. Impossibile ricordarle tutte ma una delle sue interviste politiche più famose rimane certamente quella con il segretario di stato americano Henry Kissinger che, pur essendo noto per la sua abilità dialettica, definì l’intervista con la Fallaci come …la conversazione più disastrosa mai avuta con un membro della stampa. Tra le altre ricordiamo anche quelle con Federico Fellini, Sean Connery, Yassir Arafat e Von Braun.

Non mi sento di essere e non mi sentirò mai come un freddo registratore di ciò che vedo e sento, scrive nella prefazione a Intervista con la storia, il libro che nel 1974 le ha raccolte tutte. Su ogni esperienza personale lascio brandelli d’anima e partecipo a ciò che vedo o sento come se riguardasse me personalmente e dovessi prendere una posizione (infatti ne prendo sempre una basata su una precisa scelta morale).

Consegnandole la laurea ad honorem in letteratura, il rettore del Columbia College di Chicago la definì «uno degli autori più letti ed amati del mondo».

Il suo passaggio alla narrativa viene premiata dal pubblico di tutto il mondo. I suoi romanzi (Lettera ad un bambino mai nato, 1975 – Un uomo, 1979) vengono tradotti in 30 Paesi (tra cui Giappone, Cina, Thailandia, Paesi arabi), vendono milioni di copie e scatenano dibattiti e polemiche culturali. 

Con i suoi libri e articoli sulle tematiche dell’11 Settembre, che hanno suscitato sia elogi sia contestazioni nel mondo politico e nell’opinione pubblica, la scrittrice ha denunciato il decadimento della civiltà occidentale che, minacciata dal fondamentalismo islamico, è incapace di difendersi.

Nel maggio 2006, intervistata dal settimanale americano New Yorker, con un lungo articolo intitolato The Agitator (“L’Agitatrice”), la Fallaci torna sugli argomenti che più le stanno a cuore, opponendosi all’aborto, ai matrimoni gay e all’immigrazione messicana negli USA.

Su proposta del Ministro dell’Istruzione Letizia Moratti il 14 dicembre 2005 il Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi ha insignito Oriana Fallaci con una medaglia d’oro quale “benemerita della cultura”. Le sue condizioni di salute le hanno impedito di prendere parte alla cerimonia di consegna, in occasione della quale ha scritto: La medaglia d’oro mi commuove perché gratifica la mia fatica di scrittrice e di giornalista, il mio impegno a difesa della nostra cultura, il mio amore per il mio Paese e per la Libertà. Le attuali e ormai note ragioni di salute mi impediscono di viaggiare e ritirare direttamente un omaggio che per me, donna poco abituata alle medaglie e poco incline ai trofei, ha un intenso significato etico e morale.

L’Italia ha perso con lei la voce forte di una donna impegnata e al tempo stesso di un’intellettuale indipendente. Ma in morte si sa, tutti sono estimatori, anche quelli che in vita sono stati detrattori. Resta che Oriana Fallaci ha detto le cose come stanno, senza false ipocrisie, senza veli.

Daniela Siano