Un momento dell'incontro sulla salute mentale tenutosi a Giffoni

Giffoni, duecento studenti a confronto sulla salute mentale: il cinema diventa strumento di ascolto e consapevolezza

Nella Sala Blu della Multimedia Valley di Giffoni (Sa) una mattinata dedicata al benessere psicologico, tra riflessioni, testimonianze e la proiezione di Nero. L’iniziativa, realizzata con l’ASL Salerno, ha coinvolto gli studenti dell’Istituto Glorioso di Montecorvino Rovella.

Duecento studenti, tante domande e una mattinata per imparare ad ascoltare sé stessi e gli altri. Giffoni si conferma luogo di confronto e crescita con l’iniziativa “Ascoltare per cambiare le cure”, dedicata alla salute mentale e promossa in collaborazione con l’ASL Salerno in occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale del 10 ottobre.

Nella Sala Blu della Multimedia Valley, i ragazzi dell’Istituto Glorioso di Montecorvino Rovella, guidato dalla dirigente scolastica Teresa Sorrentino, sono stati protagonisti di un’esperienza che ha intrecciato cinema, scuola e benessere psicologico. Al centro dell’incontro, temi fondamentali per le giovani generazioni: il rapporto con sé stessi e con gli altri, la gestione delle emozioni, il peso delle fragilità, il coraggio di chiedere aiuto e il valore dell’ascolto.

Un appuntamento pensato per offrire ai ragazzi uno spazio libero in cui esprimere dubbi, condividere esperienze e acquisire maggiore consapevolezza, ribadendo l’importanza di costruire relazioni fondate sulla fiducia, sulla comprensione e sul sostegno reciproco.

Giffoni e le istituzioni: ascoltare i giovani per costruire comunità

Ad aprire la mattinata sono stati gli interventi dei rappresentanti di Giffoni, dell’ASL Salerno, del mondo scientifico e delle istituzioni locali.

Il presidente di Giffoni, Pietro Rinaldi, ha sottolineato il valore di occasioni capaci di mettere al centro l’attenzione e la cura delle nuove generazioni. «Non c’è cura migliore che conoscersi, aprirsi, raccontarsi e trovare sostegno nella vicinanza e nella comprensione di un coetaneo», ha affermato, richiamando l’esperienza del Festival come luogo in cui i ragazzi possono sentirsi accolti e compresi.

Il direttore generale Jacopo Gubitosi ha ribadito il ruolo di Giffoni come spazio di libertà e condivisione, nel quale ogni giovane possa trovare le parole per raccontarsi e sentirsi parte di una comunità. Promuovere il benessere psicologico, ha evidenziato, significa creare contesti capaci di accogliere le fragilità senza lasciare nessuno solo.

Per Luca Apolito, direttore artistico di Giffoni, il cinema rappresenta uno strumento privilegiato per entrare in contatto con le proprie emozioni: «Lo schermo è come uno specchio, attraverso le storie che racconta riusciamo a riconoscerci, interrogarci, comprenderci. La fragilità è bellezza, l’ascolto è la cura».

Un messaggio condiviso anche da Antonio Mautone, direttore del Dipartimento di Salute Mentale dell’ASL Salerno, che ha invitato i presenti a coltivare un atteggiamento di gentilezza verso sé stessi e gli altri: «Ascoltatevi, ascoltiamoci, con gentilezza e premura. Non stigmatizziamo le fragilità, interpretiamole, accudiamole».

A completare il quadro degli interventi, Giulio Corrivetti, psichiatra e presidente della Fondazione Ebris, ha posto l’accento sul valore della collaborazione tra cultura, informazione e ricerca. «È per questi giovani che dobbiamo fare e ascoltare, per trovare nuove cure e possibilità di conforto», ha dichiarato, riconoscendo nella capacità di ascoltare una risorsa essenziale per costruire percorsi di cura più vicini ai bisogni delle persone.

Presenti anche il dottor Nicola Oddati e gli operatori della cooperativa sociale Stalker, rappresentati da Nicola Merola. Per l’amministrazione comunale di Giffoni Valle Piana è intervenuto il consigliere Luigi Bernabò, che ha evidenziato l’importanza di promuovere una cittadinanza consapevole su un tema sempre più centrale nella società contemporanea.

Nero, una storia che invita a guardare oltre le fragilità

Il cuore della mattinata è stato la proiezione di Nero, film che segna l’esordio alla regia di Giovanni Esposito. Una storia intensa che racconta il legame tra due fratelli, la sofferenza e la forza di un sentimento capace di trasformarsi in sostegno e speranza.

Attraverso i suoi personaggi, l’opera affronta il tema del sacrificio e dell’altruismo, mostrando quanto le relazioni possano diventare un punto di riferimento nei momenti più difficili.

A raccontare il film agli studenti è stata l’attrice Susy Del Giudice, interprete di Imma, che ha condiviso il percorso umano e professionale che l’ha accompagnata nella costruzione del personaggio.

«Si tratta di un personaggio che mi ha dato tanto, mi ha lasciato tanta sofferenza ma allo stesso tempo è stata preziosa perché mi ha insegnato che anche con poco si può fare tanto», ha spiegato l’attrice, raccontando di aver immaginato il passato di Imma e, soprattutto, il suo futuro. Un personaggio che, come ha confidato, è diventato per lei una vera e propria compagna di vita.

Il confronto con gli studenti: emozioni, ricordi e domande

A moderare l’incontro è stato Corrado De Rosa, psicoterapeuta e scrittore, che ha guidato il dialogo con i ragazzi, invitandoli a riflettere sul significato del sostegno familiare e sulla responsabilità di chi si trova accanto a una persona in difficoltà.

Il film, ha sottolineato De Rosa, permette di osservare una realtà complessa, ma invita anche a guardare oltre la storia raccontata sullo schermo. Le fragilità, infatti, non si esauriscono in ciò che si vede: esistono un prima e un dopo, fatti di problemi quotidiani che richiedono attenzione, vicinanza e interventi adeguati.

Da qui il suo invito agli studenti a imparare a riconoscere i segnali di disagio nelle persone vicine e a rivolgersi ai professionisti quando necessario, senza fermarsi ai pregiudizi o alle etichette.

Il dibattito successivo alla proiezione ha restituito tutta la ricchezza delle emozioni suscitate dalla storia. Giulio ha messo in evidenza la forza del protagonista, capace di scegliere l’altruismo nonostante le difficoltà e il contesto in cui si trova.

Giorgia ha raccontato di essersi immersa nelle emozioni del film, rimanendo sorpresa dal finale e riconoscendo nella vicenda alcuni ricordi e situazioni della propria esperienza personale. Vlad, invece, ha sottolineato l’intensità del racconto, soffermandosi sul ruolo fondamentale di Imma e sulla disperazione di Paride, elementi che restituiscono uno spaccato della società contemporanea.

Interventi diversi, accomunati dalla capacità di riconoscersi nei personaggi e di trasformare la visione in un’occasione di riflessione personale.

A chiudere il confronto è stata nuovamente Susy Del Giudice, che ha ricondotto il senso della storia alla volontà di affrontare i problemi e mettere al centro il bene degli altri. Il sacrificio di Imma, nel finale, diventa così il gesto più alto di amore e un insegnamento rivolto soprattutto ai giovani.

L’ascolto come primo passo verso il cambiamento

La mattinata nella Multimedia Valley ha confermato il valore del dialogo tra cinema, scuola, istituzioni e professionisti della salute mentale. Non soltanto un momento di sensibilizzazione, ma un’occasione per offrire ai ragazzi strumenti utili a comprendere le proprie emozioni, riconoscere le difficoltà e superare la paura di chiedere aiuto.

Il messaggio emerso dall’incontro è chiaro: parlare di salute mentale significa contrastare lo stigma, imparare a riconoscere le fragilità e costruire relazioni in cui nessuno si senta giudicato o lasciato solo.

Attraverso la forza delle storie e il confronto diretto con gli studenti, Giffoni rinnova così la propria vocazione educativa e sociale, mettendo al centro le nuove generazioni e la necessità di ascoltarne davvero le voci. Perché il cambiamento, nelle cure come nella vita quotidiana, può cominciare proprio da una domanda, da una parola condivisa e dalla disponibilità ad ascoltare.