È stato presentato stamattina in conferenza stampa il Macbeth di Giuseppe Verdi, capolavoro del compositore di Busseto e pietra miliare della drammaturgia lirica italiana che alza il sipario al Teatro “Giuseppe Verdi” di Salerno.
Un universo oscuro, visionario e sospeso tra implacabile ambizione e tormento del rimorso: il Teatro “Giuseppe Verdi” di Salerno alza il sipario su Macbeth, capolavoro di Giuseppe Verdi e pietra miliare della drammaturgia lirica italiana.
Tratta dalla celebre tragedia di William Shakespeare, l’opera andrà in scena in due attesissime recite: domenica 18 ottobre (ore 18:00 – Turno B) e martedì 20 ottobre (ore 21:00 – Turno A).
Un cast e una produzione di alto profilo
La produzione si avvale della prestigiosa direzione d’orchestra del Maestro Daniel Oren, alla guida dell’Orchestra Filarmonica “Giuseppe Verdi” di Salerno e del Coro del Teatro dell’Opera di Salerno (maestro del coro Francesco Aliberti). La visione scenica è affidata alla regia di Riccardo Canessa, affiancato da Alfredo Troisi per scene e costumi e da Francesco Rosa come assistente alla direzione.
Un cast vocale di rilievo internazionale dà vita ai complessi personaggi shakespeariani: il ruolo del protagonista Macbeth è affidato al baritono Roman Burdenko, affiancato da Ewa Plonka nei panni dell’implacabile Lady Macbeth e da Riccardo Zanellato come Banco. Galeano Salas interpreta Macduff, Enzo Peroni è Malcolm, mentre Miriam Artiaco veste i panni della Dama di Lady Macbeth. Il cast si completa con Carlo Striuli (Medico / Prima apparizione), Filomena Rega (Seconda apparizione) e Giada Campione (Terza apparizione).
L’opera: la svolta sperimentale di Verdi
Come evidenzia Rosanna Di Giuseppe nel suo saggio critico, Macbeth – rappresentato per la prima volta al Teatro La Pergola di Firenze nel 1847 e poi ampiamente revisionato per Parigi nel 1865 (versione oggi comunemente eseguita) – segna un vero e proprio punto di non ritorno nella produzione verdiana e nel melodramma romantico.
Abbandonato il classico triangolo amoroso, Verdi sposta la sua indagine sulla complessa e insondabile natura umana, affidando l’azione a due protagonisti legati da un’unica, divorante passione: la brama di potere.
Tra fantastico e realismo: Attraverso il libretto di Francesco Maria Piave (con contributi di Andrea Maffei) basato sulla traduzione di Carlo Rusconi, Verdi fonde le atmosfere fantastiche e grottesche delle streghe con un realismo psicologico spietato.
Sperimentazione vocale e teatrale: Verdi richiede agli interpreti più di “agire e declamare” che di abbandonarsi al mero belcanto. Esemplare è la celebre scena del sonnambulismo di Lady Macbeth, dove il canto si fa spezzato, sillabico e privo delle formule tradizionali, per tradurre in musica la meccanicità della follia.
Un’opera d’arte totale: Dai duetti serrati alla cura minuziosa per la messinscena e il declamato, Verdi anticipa quella fusione tra musica e dramma che definirà l’opera moderna.
La visione registica: conversazione con Riccardo Canessa
In un’intervista con Claudia Cianciulli, il regista Riccardo Canessa approfondisce il confronto con un’opera così densa di mistero, sottolineando il valore di questa produzione e il legame profondo con il testo di Shakespeare e la musica di Verdi.
Sulla figura di Lady Macbeth:
«La Lady shakespeariana è una delle figure più profondamente erotiche, nel senso di Eros come atto d’amore estremo e dono totale di sé. Comprende che l’ambizione di Macbeth da sola non basta e compie il passo definitivo: offre se stessa agli spiriti del male (“Unsex me here”). Verdi traduce questa forza in una vocalità imperiosa e complessa, sospesa tra il drammatico e il drammatico d’agilità.»
Sul senso del destino e del rimorso:
«Entrambi i protagonisti pagano il prezzo della loro scelta: Lady Macbeth con la follia, Macbeth con la morte. L’aria del baritono “Pietà, rispetto, amore…” è un momento d’immane dolorosità: Macbeth si chiede come potrà sperare di ricevere affetto negli ultimi anni di vita, quando ormai è diventato un assassino e il destino lo conduce inevitabilmente alla fine.»
Sulla messinscena e il sodalizio con Daniel Oren:
«È la prima volta che ho il privilegio di ascoltare il Macbeth diretto da Daniel Oren ed esserne al contempo il regista. Per la scena desidero una dimensione essenziale: il mistero, le luci, le ombre e le apparizioni. Poche cose, ma capaci di lasciare spazio all’immaginazione. Il Macbeth non ha bisogno di essere spiegato: ha bisogno di essere evocato.»

